Guardare sempre a sinistra (pubblicato l’11-7)


foto: Pf

Quarta….terza…seconda….allora, da sinistra non arriva nessuno….ok, posso partire. Aspetta, quella macchina così veloce non l’avevo vista….mi fermo…prima…parto…seconda…terza…quarta…ops, un’altra rotonda…terza…seconda…e via dicendo. Credo sia capitato a molti di vivere una situazione simile, soprattuto ora che le amministrazioni comunali stanno eliminando i semafori per sostituirli con le rotatorie, quelle che chiamiamo “rotonde”. Fin qui niente di male, visto che poche cose sono snervanti come l’andatura a singhiozzo che i semafori impongono. Ma troppo spesso le rotonde, nate per snellire il traffico, diventano un modo per appesantirlo ulteriormente. Tutto un campionario di monumenti per riempire il vuoto in mezzo alla rotatoria (che faccia così paura?), arrivando a metterci monumenti, selve dantesche e, perfino, un trattore. E poi quei dossi, ripidi come il Pordoi, che costringono a rallentare oltremisura, quasi a passo d’uomo. Anzi, in alcuni casi bisogna fermarsi a innestare proprio la prima, per non essere costretti a passare poi dal carrozziere. Nel resto dell’Europa e, soprattuto, al di là della manica (ricordandosi di viaggiare a sinistra) si può scoprire come, senza l’ossessione di colmare ogni spazio vuoto, le rotonde consentano di vedere chi arriva dalla direzione opposta e rendano il traffico più scorrevole. Senza la pretesa di riempirle con opere d’arte di dubbio valore, da tramandare ai posteri. La sicurezza ne trae sicuramente vantaggio. Il buon gusto…pure.

3 Risposte a “Guardare sempre a sinistra (pubblicato l’11-7)”


  1. 1 Dux mea Lux 14 Febbraio 2007 alle 12:35 pm

    La soluzione: compra un’autmobile con il cambio automatico …

  2. 2 Pf 14 Febbraio 2007 alle 12:47 pm

    Forse è ancora più semplice andare in bicicletta…e il pianeta non ha che da essere contento


  1. 1 comunicazione e struttura « Era una notte buia e tempestosa Trackback su 1 Agosto 2007 alle 9:16 pm

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Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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