Potrei tirare fuori il caro vecchio Mr. Van Pelt (Linus, per gli amici) con la sua fissa per il Grande Cocomero, questa entità (Grande Zucca nell’originale) che sceglie il campo di cocomeri (o zucche) più sincero e vola per l’aere portando balocchi. Ci sono strisce bellissime con Linus e Snoopy in attesa nel campo, o con Lucy, la sorellina di Linus, che si trova a dover chiedere i dolcetti porta a porta anche per suo fratello, in ben altre faccende affaccendato. Magari ne parlerà più avanti, come ritirerò fuori la mia passione per le streghe…adesso invece preferisco partecipare all’iniziativa “La melanzana di Halloween” di Quiff.
Archivio per Ottobre 2006

foto: cineblog.it
…alla fine sono andato anche io a vedere “Profumo – storia di un assassinio”. Era u film che aspettavo da tempo (come l’amico a latere, come quello olfattivo, offrendo suggestioni particolarissime (e difficilmente ricreabili in una pellicola cinematografica), anche se non perfetto, come nella parte della montagna. A parte queste considerazioni, in molti avevano espresso perplessità sull’idea di farne un film (“se ha rinunciato perfino Kubric”). A me è piaciuto. Ma forse perché anni fa avevo letto il libro, lasciandomi conquistare dal racconto. Cerco di spiegarmi meglio: ho visto Profumo in un OZ semideserto. Alla mia destra una coppietta che si scambiava tenere effusioni, con lei che ogni tanto cercava di seguire la storia e continuava a chiedere “e adesso?”. Alla mia destra un’altra coppietta: lui protoimprenditore bresciano, con la camicia con le becche e l’orologio d’oro; lei una bionda con un stivali, fondoschiena da 10 e probabilmente QI che al 10 non arriva, ogni 2 minuti fa domande assurde a cui il suo compagno risponde con frasi pseudofilosofiche senza senso. “Non capisco un ca**o” è la conclusione della bionda. Dietro a me 2 signore della Brescia bene, di quelle che non mettono la pelliccia solo perché non è stagione, a commentare i costumi e a dire, alla fine, “però poteva finire meglio”. Ma io dico, leggetevi il libro, prima. Non è il Signore degli anelli, 1600 pagine, no, il Profumo sarà 150-200 pagine. costa tanto leggerlo? Magari così la bionda capiva un po’ di più e non si beveva una le risposte del suo belloccio. e magari le signore sapevano che in fondo anche il libro finisce così (a parte forse la pretesa di redenzione presentata dal film, ma lì siamo già a livello critico). Cribbio, sto forse pretendendo troppo?
Forse sì.
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eccomi ritornato su WordPress, un po’ perché Blogspot, pur essendo fatto bene, non era cresciuto, un po’ perché ho fatto una scoperta…nel mio continuo provare programmi per navigare, ho installato Flock (che non è male, visto che usa il motore di firefox e fa anche un paio di cose in più, tra cui la gestione blog) e ho scoperto che se lo utilizzi ti danno un account gratuito WordPress, ma senza quella fastidiosa pubblicità. Ho colto la palla al balzo ed eccomi qui. Per ripartire. ancora una volta.
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foto: cz-museums.cz
..perché alla fine questa cosa mi ha colpito non poco. Voglio dire, questa cosa delle streghe. o meglio, questa cosa dell’associazione Baba Jaga. E tutto questo mentre il mio comune, che se ne infischia (non so se francamente o meno) dei giovani e della loro creatività, organizzava un pullman gratuito (quindi pagato dalla comunità) per andare a fare il tifo a una squadra clarense che partecipava, in quel di Legnano, a la bustarella, su antenna 3.
questa la lettera che ho scritto all’associazione..mi sentivo di farlo
C’era la luna alta nel cielo, in mezzo ad alcune di quelle nuvole che solo la notte sa immaginare. Una notte da streghe. e una notte per far conoscenza con una singolare strega, Baba Jaga, appunto, più una musa della creatività che una presenza inquietante. E, a danzare e gestire in questo singolare sabba notturno, altre streghe, giovani e belle (ma più che belle ragazze, ragazze belle, e non è esattamente la stessa cosa). Streghe che accolgono, sorridono, danzano e cantano e piedi nudi. Accanto a loro uomini, amici, compagni di viaggio, che cantano, suonano. Soprattutto che si divertono e fanno divertire (proprio perché divertono). Ero lì. Ho rivisto amici, ne ho conosciuti altri. Ho incontrato storie, volti, emozioni. Mi sono sentito bene. Ero lì, per la musica, per la favola, per le persone. Ero lì, impacciato come sono e come non vorrei essere. Sorridendo, perché mi sentivo bene, accolto. A qualcuno ho detto il mio nome. a qualcuno ho parlato del mio lavoro. a qualcuno ho prestato un cavalletto per la videocamera. a tutti devo dire grazie. Per quello che avete fatto. Per quello che fate. In fondo, per quello che siete. Uomini e donne. Streghe e folletti.
Mi sono sentito a casa. Grazie
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C’è sempre di mezzo un paio di occhi azzurri. Magari stavolta anche più d’uno, da quelli di Fafa a quelli di Ceci. Ma comunque c’è anche quell’altro paio ( un po’ demoni e meraviglie, venti e maree, due piccole onde per annegarmi), accompagnato da sorriso e lunghi capelli.in un luogo diverso. sempre giovane. sempre creativo. stavolta non c’erano saggi a indicare la luna e stolti a guardare il dito. No. Stavolta c’era una strega russa (Baba Jaga), a rappresentare la creatività. e tante altre streghe, giovani, belle interessanti, a suonare a piedi nudi, a parlare di Africa o a raccontare storie, a danzare per strada o a fermare i passanti. Accompagnate da uomini che suonano (diamine, ancora di più, che si divertono maledettamente suonando, come fosse un gioco…play/spielen/jouer). Persone conosciute, reincontrate, sfiorate, per caso o destino. Tracce intessute, seguite, confuse o riconosciute. E parlare, di sogni, di emozioni, di tutto, semplicemente. Semplicemente.
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