Profumo…

foto: cineblog.it

…alla fine sono andato anche io a vedere “Profumo – storia di un assassinio”. Era u film che aspettavo da tempo (come l’amico a latere, come quello olfattivo, offrendo suggestioni particolarissime (e difficilmente ricreabili in una pellicola cinematografica), anche se non perfetto, come nella parte della montagna. A parte queste considerazioni, in molti avevano espresso perplessità sull’idea di farne un film (“se ha rinunciato perfino Kubric”). A me è piaciuto. Ma forse perché anni fa avevo letto il libro, lasciandomi conquistare dal racconto. Cerco di spiegarmi meglio: ho visto Profumo in un OZ semideserto. Alla mia destra una coppietta che si scambiava tenere effusioni, con lei che ogni tanto cercava di seguire la storia e continuava a chiedere “e adesso?”. Alla mia destra un’altra coppietta: lui protoimprenditore bresciano, con la camicia con le becche e l’orologio d’oro; lei una bionda con un stivali, fondoschiena da 10 e probabilmente QI che al 10 non arriva, ogni 2 minuti fa domande assurde a cui il suo compagno risponde con frasi pseudofilosofiche senza senso. “Non capisco un ca**o” è la conclusione della bionda. Dietro a me 2 signore della Brescia bene, di quelle che non mettono la pelliccia solo perché non è stagione, a commentare i costumi e a dire, alla fine, “però poteva finire meglio”. Ma io dico, leggetevi il libro, prima. Non è il Signore degli anelli, 1600 pagine, no, il Profumo sarà 150-200 pagine. costa tanto leggerlo? Magari così la bionda capiva un po’ di più e non si beveva una le risposte del suo belloccio. e magari le signore sapevano che in fondo anche il libro finisce così (a parte forse la pretesa di redenzione presentata dal film, ma lì siamo già a livello critico). Cribbio, sto forse pretendendo troppo?

Forse sì.

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Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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