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Ancora una riflessione più o meno seria…ma mi piacerebbe avere ancora qualche rimando sulle tre parole
In questi giorni il Papa sta compiendo la tanto discussa visita in Turchia, in nome di un dialogo tra religioni che, seppur necessario, è estremamente complesso. Complesso per la natura stessa delle realtà in dialogo: Cristianesimo e Islam. Un conto infatti sono le collaborazioni a livello umano e sociale, ma a livello di cultura non dobbiamo dimenticare che Islam e Cristianesimo sono molto di più di semplici religioni: sono ( o almeno anche il Cristianesimo dovrebbe essere) modi di vivere, che interpellano tutte le nostre azioni e che conducono a visioni differenti dell’uomo e del suo rapporto con la divinità. Diversità profonde che non dobbiamo dimenticare. E che è nostro dovere conoscere. Se ci accontentiamo di facili luoghi comuni, come “siamo tutti fratelli”, ci limitiamo ad un buonismo religioso da quattro soldi, ottimo per collaborare in ambito sociale (ed è già molto), ma non certo per arrivare ad un vero dialogo interreligioso. Se ci intestardiamo a sbattere le nostre verità in faccia all’altro, rischiamo solo di dare forza agli integralismi e a “fallacismi” vari (invitando a nuove crociate). Dovremmo avere il coraggio di confrontarci non sulle risposte, ma sulle domande. Non certo chiedersi “qual è il senso della vita?”, perché già presuppone determinate risposte; quanto piuttosto domandarsi “cosa è vivere?”, per arrivare a capire che, per cristiani e musulmani, l’uomo è in ricerca, che ricerca la felicità, che…
Non è molto, ma conoscersi, e conoscere come dialogare, può aiutare la convivenza e, come auspicava il Vaticano II, fare in modo che la religione, che ogni religione, “non possa che essere foriera di pace”





