Archivio per Novembre 2006

Le domande che aiutano il dialogo tra fedi (29-11)

foto: Pf


Ancora una riflessione più o meno seria…ma mi piacerebbe avere ancora qualche rimando sulle tre parole

In questi giorni il Papa sta compiendo la tanto discussa visita in Turchia, in nome di un dialogo tra religioni che, seppur necessario, è estremamente complesso. Complesso per la natura stessa delle realtà in dialogo: Cristianesimo e Islam. Un conto infatti sono le collaborazioni a livello umano e sociale, ma a livello di cultura non dobbiamo dimenticare che Islam e Cristianesimo sono molto di più di semplici religioni: sono ( o almeno anche il Cristianesimo dovrebbe essere) modi di vivere, che interpellano tutte le nostre azioni e che conducono a visioni differenti dell’uomo e del suo rapporto con la divinità. Diversità profonde che non dobbiamo dimenticare. E che è nostro dovere conoscere. Se ci accontentiamo di facili luoghi comuni, come “siamo tutti fratelli”, ci limitiamo ad un buonismo religioso da quattro soldi, ottimo per collaborare in ambito sociale (ed è già molto), ma non certo per arrivare ad un vero dialogo interreligioso. Se ci intestardiamo a sbattere le nostre verità in faccia all’altro, rischiamo solo di dare forza agli integralismi e a “fallacismi” vari (invitando a nuove crociate). Dovremmo avere il coraggio di confrontarci non sulle risposte, ma sulle domande. Non certo chiedersi “qual è il senso della vita?”, perché già presuppone determinate risposte; quanto piuttosto domandarsi “cosa è vivere?”, per arrivare a capire che, per cristiani e musulmani, l’uomo è in ricerca, che ricerca la felicità, che…
Non è molto, ma conoscersi, e conoscere come dialogare, può aiutare la convivenza e, come auspicava il Vaticano II, fare in modo che la religione, che ogni religione, “non possa che essere foriera di pace”

Dammi tre parole

foto: Pf

…meglio se non sono sole, cuore, amore

Stimolato da una breve pubblicazione di Luigi Prestinenza Puglisi, che potete trovare qui, e che invita a trovare tre parole per il millennio da poco iniziato. Tre parole per il futuro. Al di là delle riflessioni (interessantissime) che accompagnano la scelta dei tre termini, che sono No logo, multiculturalismo ed ecologia, in molti hanno poi lanciato il gioco delle “tre parole da salvare”, tre parole che, perché piacciono o sono importanti, andrebbero conservate, per il futuro. Tre parole che possono dire qualcosa. e scrittori e intellettuali hanno iniziato a sciorinare le proprie. vorrei chiedere anche ai 5 frequentatori di questo Blog quali possono essere le parole per il futuro, le tre parole che ognuno di noi vorrebbe “salvare”.

Le mie? mmm… cammino, danzante, grazie.

Educare non basta, la sfida è comunicare (15-11)

foto: Pf

Ogni tanto qualcosa di serio e professionale…

Strano weekend quello che hanno vissuto circa 120 insegnanti di religione di tutta la diocesi. Strano perché lo hanno dedicato ad un corso di formazione in quel di Bienno, nella splendida cornice dell’eremo. 120 insegnanti a riflettere sul tema “la Chiesa Cattolica tra scoop e gossip, guidati dal dott. Paolo Bustaffa, direttore dell’agenzia di stampa SIR, Servizio Informazione Religiosa, nel ripercorrere,a circa due mesi di distanza, le reazioni da parte dei mass media e dell’opinione pubblica alle dichiarazioni di Benedetto XVI all’università di Ratisbona. Non tanto per riflettere su un evento ormai passato, anche se presto potrebbe tornare d’attualità, quanto per capire in che misura un insegnante debba essere, al tempo stesso, educatore e comunicatore. In tanti mi avevano chiesto un parere , un’opinione sulle dichiarazioni del Papa, all’indomani del polverone suscitato. E non sempre ero stato in grado di fornire spiegazioni, di argomentare una posizione convincente. Forse non ero abbastanza informato, da un lato perché molti giornali si erano limitati a puntare il dito contro la frase incriminata (quella che pareva accusare l’Islam di insensata violenza), dall’altra perché non avevo ancora letto il discorso integrale. Beh, questo non deve più succedere: come insegnanti, e in particolare come insegnanti di religione, abbiamo il dovere di approfondire, di ricercare la verità (che è una via per andare verso la Verità). Per rispetto nei confronti delle persone che ci stanno intorno, dei nostri alunni. Per essere, semplicemente, non solo educatori, ma anche comunicatori, per formare e informare.

Ancora sulla Rassegna

foto: Pf

Io e la Merini a Milano nell’ottobre 2004, per una conferenza stampa…che donna

Tanti altri potrebbero essere i flash sulla Rassegna…riporto solo quello relativi a Licenza Poetica…68 partecipanti, 163 lavori e un vincitore che mi ha ricordato Alex di Arancia Meccanica, versione Kubric…spero si limiti a scrivere e non arrivi a tanto. e poi ci sarebbe da parlare di simona Cremonini e del suo corso di scrittura, dei Musulmani italiani e del loro essere meravigliosamente debordanti, della mattinata con vino e musica, dei ragazzi delle scuole (no, qualcosa ho già detto di loro)…e di tutta la stanchezza che alla fine mi è rimasta. Stanco, ma felice.

Una Rassegna di persone di fronte ai libri (8-11)

foto: GAM

io e Jack Hirschman..ok, la foto è della Rassegna 2005..aspetto quella di quest’anno con Lutring…veniamo al pezzo

C’è un qualcosa di misterioso nei libri. O, meglio, nel rapporto che si ha con loro. Senza arrivare al livello del libro che uccide evocato ne “il nome della rosa”, per molti i libri diventano più che una passione. Conosco gente che ha fatto dell’idea del possesso di volumi un qualche cosa di maniacale, e forse in questo ci sono anche io, pensando a quando mia madre si lamentava dicendomi che “avevo troppi libri”. Che poi chi del libro ha paura, chi lo rifugge, come alcuni ragazzi che leggono solo il titolo, giusto per sapere che relazione scaricare da internet per spacciarla all’insegnante come opera propria. E c’è chi “vorrebbe ma non può”, perché non ha tempo, perché il lavoro, la casa, la famiglia….Nell’ultimo weekend ne ho vista passare di gente così oltre 5000 persone, passate alla Rassegna della Microeditoria italiana, a Chiari. Gente curiosa. Gente che se ne andava con sporte di libri piene e portafogli vuoti. Gente che solo girava guardando qua e là. Gente che si intratteneva con gli editori, titolari di case piccolissime che spesso hanno un secondo lavoro per poter vivere. Gente venute per ascoltare altra gente che aveva qualcosa da raccontare, come Luciano Lutring, il solista del mitra, o Gillo Dorfles, il papà di Piero. Ma più che gente, persone, con le proprie storie, le proprie passioni e le proprie paure. Cercando magari di superarle, come quel gruppetto di studenti che ho accompagnato durante una visita: all’inizio stavano a un metro dalle bancarelle, alla fine i più coraggiosi prendevano anche qualche libro in mano. Magari prima o poi riusciranno anche a leggerne uno.

Stile e stili

foto: Pf

Tra le cose che WordPress permette di fare, c’è quello dicambiare mille e mille volte lo stile del blog…ne ho provati un po’, anche piuttosto fighetti, fino a prendere questo. “Che schifo” dirà qualcuno, visto che in effetti non è da concorso di bellezza. Ma ha il vantaggio di essere chiaro, funzionale…e poi spero che, più dell’estetica, possano essere interessanti i contenuti. Speriamo…

E comunque a me non dispiace

Non possiamo non dirci africani (pubblicato l’1-11)

Ogni tanto una cosa seria…una riflessione nata dopo il Premio Cuore Amico

foto:  Cuoreamico.org

Non possiamo non dirci africani. Per il nostro DNA, per l’origine che ha avuto la nostra umanità. Eppure, sempre più spesso, poniamo un abisso profondo , molto più profondo di quanto non sia il Mediterraneo, tra noi e l’Africa, tra la nostra realtà e i suoi problemi. Così giornali e telegiornali tacciono di fronte a guerre e massacri, a ingiustizie e carestie. Tace l’opinione pubblica. In fondo va bene così: con un’Africa in crisi possiamo appropriarci a prezzi da discount delle incredibili ricchezze del suo sottosuolo. Diamanti, oro, argento, rame, uranio, perfino il coltan, una polverina leggermente radioattiva che è importantissima per il funzionamento delle nostre apparecchiature elettroniche. Tutto sottratto all’Africa. Perché l’Africa non è povera, ma è ricchissima. Solo non gode della sua ricchezza. Ne godiamo noi, opulento Primo Mondo, che consumiamo alle spalle del Terzo e Quarto Mondo. Incuranti del suo naufragio. E così l’Africa è abbandonata a se stessa, schiacciata da mille guerre, da debiti internazionali imposti dai nostri sprechi. E dalle epidemie. Sopra tutte, quella dell’Aids. La situazione è drammatica, soprattutto nell’Africa subsahariana. Qui il 90% della popolazione tra i 20 e i 40 anni ne è affetta. I bambini nascono sieropositivi. Se le statistiche dicono che il fenomeno è in calo, è perché non tengono conto di tutti quelli che muoiono in baracca, fuori dagli ospedali. Non tengono conto della maggioranza delle morti. Pochi volontari s’impegnano per loro. Sacerdoti, religiose, medici, persone semplici. Eroi del nostro tempo, più di sportivi e “isolati” vari.


Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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