Archivio per Gennaio 2007

L’Abbè Pierre, l’insetto che infastidiva il leone (24/1)


foto: sovo.com

Resta ancora aperta la discussione sul caffè letterario, ma riporto anche l’Aria di Festa di oggi, forse più simile a una frase mandatami per mail da un’amica

Quando i bianchi vennero in Africa, noi avevamo la terra e loro la bibbia.
Loro ci insegnarono a pregare con gli occhi chiusi:
quando li aprimmo i bianchi avevano la terra e noi la bibbia.

Jomo Keniatta

Ecco il pezzo:

«La miseria giudica il mondo e rovina ogni possibilità di pace». Questa è una delle frasi più celebri dell’Abbè Pierre, scomparso pochi giorni fa. Frase che non è stata solo uno slogan buttato lì per avere una risonanza mediatica, come invece hanno avuto le sie dichiarazioni sul celibato dei sacerdoti. L’Abbè Pierre ha sempre cercato, con la propria vita, di opporsi alla povertà, alla miseria, al dominio dei potenti sui più deboli. È stato partigiano, addirittura spedito ad Algeri in un sacco postale per scappare alla Gestapo, parlamentare francese e sostenitore di una legge per l’obiezione di coscienza. Soprattutto è stato il fondatore delle comunità Emmaus, capaci di accogliere gli “scarti della società” e di dare loro una nuova dignità. Tutto, come amava ricordare l’Abbè Pierre stesso, “per colpa” di George , assassino, ergastolano, mancato suicida, che il religioso francese salvò impedendogli di buttarsi nella Senna e coinvolse nel suo giro di visite ai derelitti che abitavano sotto i ponti. Con lui diede vita all’avventura degli Stracciaioli-Costruttori di Emmaus. Nel tempo le comunità Emmaus sono diventate sempre più numerose nel mondo, senza però perdere il senso del proprio impegno e senza cedere davanti ai potenti, come quando il sindaco di Parigi voleva cacciare la comunità dalla città. L’Abbè Pierre prese posizione paragonandosi a quegli insetti che vengono dall’immondizia che il leone, sebbene sia il re della foresta, non può acciuffare e cacciare. E, raccontando questo aneddoto, augurava alla sua comunità «che gli insetti continuino a dar fastidio al leone. In nome e per conto dei poveri». Augurio che giro ad alcuni giovani amici preti di Brescia, perché provino a metterlo in pratica..

Facciamo che…non se ne fa più niente

Dall’articolo di Massimiliano Magli sul Bresciaoggi del 12 gennaio 2007

La cultura si divide con il caffè-letterario

 

 

CHIARI.
Il suggestivo progetto intende offrire agli utenti del servizio pubblico un luogo più confortevole. Il bar con annessa libreria verrà collegato alla biblioteca. Il sindaco
spiega l’idea. Sarà il primo vero caffè-letterario della nostra provincia: non un bar
con una pretestuosa libreria, né una biblioteca con un’improbabile macchinetta del caffè a gettoni. Sarà invece un luogo dove proseguire il proprio studio potendo contare su un caffè vero e proprio, di quelli che un tempo, nelle grandi città illuministe, erano diventati letterari per la presenza spontanea e quotidiana di letterati, critici e di tanti
libri e revue. A CHIARI tale quotidianità sarà garantita dalla presenza della
biblioteca comunale «Fausto Sabeo», che, a lavori conclusi, potrà contare su un foyer letterario con un bar ricavato nella vecchia sede del Sistema bibliotecario, che si affaccia sul suggestivo peristilio del complesso Donegani-Marchetti. L’idea è venuta al sindaco Sandro Mazzatorta, illuminato dalla lettura di Umberto Eco che in un’intervista di alcuni anni fa manifestava profonda delusione nel raffronto tra le biblioteche italiane – poco accoglienti e alla mano – e quelle europee. [...]Il nuovo bar potrà disporre di una libreria (assente finora a CHIARI) così da soddisfare anche le necessità di acquisto degli utenti che qui potranno anche ordinare volumi di loro interesse momentaneamente assenti, senza la necessità di spostarsi nelle librerie di altri Comuni.[...]Massimiliano Magli


foto: sdiny.com

confesso un po’ di amarezza nel leggere queste righe. Mista a soddisfazione, perché è vero che a Chiari manca una libreria (con 18.000abitanti) e che un caffè letterario sarebbe una buona cosa. Ma l’amarezza viene dal fatto che quello è un mio vecchio sogno. Mio e di Gibì, di Fab’…condiviso, negli anni, con Francesca, Daniela, Cecilia, Federica…amici con cui ci si è detti “tra un paio d’anni lo mettiamo in piedi”. un caffè letterario..un bar che avesse anche una libreria, per riempire questo vuoto a Chiari. E la scorsa estate abbiamo abbiamo cominciato a muovere qualcosa, cercando un luogo fisico per realizzare il nostro progetto, pensando di fondare anche un’associazione culturale che facesse capo al caffè stesso (“Facciamo che…”). Avevamo chiesto anche la disponibilità di alcuni locali alla Parrocchia. Disponibilità che era stata fatta slittare, dilatando i tempi. Troppo, evidentemente. e un dubbio mi resta…sono convinto, in passato, forse in occasione della conferenza stampa a Milano con lui e la Merini, di aver parlato al sindaco di questo mio antico progetto. Altro che leggendo Eco…mah!

La messa, l’albero e il Natale kitsch di Chiari (27-12)

foto: bengra
Il manifesto citato è quello della foto, scritta “Chiari da dimenticare” a parte, aggiunta da chi ha fatto la foto…questo breve intervento ha sollevato un gran polverone…la redazione della radio Claronda ha preso spunto dalle mie righe per un comunicato che attaccava l’amministrazione. comunicato ripreso anche dal Bresciaoggi oggetto di discussione in tutta la città. Ecco il testo:

Per molti il Natale ha avuto inizio solo con l’immancabile messa di mezzanotte. Qualcuno è arrivato in chiesa dopo essere passato dallo stand degli alpini, per un salutare bicchiere di vin brulè. Alla fine tutti dentro la chiesa. Gente che
riempie i banchi, gente in piedi nelle navate, gente stipata presso gli altari laterali. Molti a messa ci vanno giusto a Natale, un po’ perché inteneriti dal Bambinello che
nasce, un po’ perché Natale è sempre Natale. Poco imposta se quella che era stata annunciata come “la veglia preparata dai giovani dell’oratorio” si rivela essere un rito dell’ufficio delle letture, con una serie di salmi recitati tra solista e assemblea, rosario di parole a scivolare stanche sul pavimento di marmo. E poco importa che quasi
tutti i canti, ad eccezione dei tradizionali “astro del ciel” e “tu scendi dalle stelle” siano in latino, con la scusante di aver almeno privilegiato Mozart, che, se non altro, riesce a coinvolgere emotivamente pur senza capire le parole. L’importante è comunque
esserci, non lesinando una stretta di mano e un “buon Natale” anche a chi poi si ignorerà per il resto dell’anno. Tutto questo, accanto allo stand della Lega, unico presente in una piazza chiusa al traffico, dove son ben visibili i manifesti con cui ‘amministrazione (leghista, appunto) porge i propri auguri alla cittadinanza: un verdissimo albero con simboli leghisti al posto delle palle, i nomi di consiglieri e assessori sui rami e quello del sindaco a rifulgere in alto nella stella. Veramente kitsch. Natale a Chiari è anche questo.


Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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