Archivio per Febbraio 2007

Il significato di questo Mercoledì delle ceneri (21-2)

foto da: debaser.it

 

Che poi volevo parlare del fatto che una volta dicevano “ricordati che sei polvere e polvere diventerai” e adesso dicono “converti e credi al Vangelo”, ma non ci stavo più…così ho scritto questo:

Ancora pieni di coriandoli e frittelle, deponiamo le maschere che ci hanno accompagnato in questi giorni di carnevale e ci prepariamo a chinare il capo in questo Mercoledì delle ceneri. Inizia oggi il tempo di quaresima, periodo liturgico in preparazione della Pasqua che, anche se molti cristiani non lo sanno, è la loro festa più importante. Molti hanno ancora l’abitudine di fare i “fioretti”, come quando erano bambini. C’è chi sceglie di non mangiare dolci, chi di fumare di meno, chi di dire meno bugie. Il venerdì poi è di rigore mangiare “di magro”, cioè senza carne. Così, invece di “contaminarsi” con una semplice bistecca, si sceglie di rispettare il precetto a forza di sushi o di pennette al salmone. Perdendo quella frugalità che era il vero senso del “magro”. Ci accontentiamo di piccole pratiche fini a se stesse, senza cercare di cogliere il significato che ci sta dietro. Forse ci converrebbe prendere in mano quel librone che è la Bibbia e farci consigliare sul vero senso dei gesti quaresimali. Scriveva Isaia: “ Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?”. Sicuramente più impegnativo che rinunciare allo zucchero nel caffè o a qualche cioccolatino. Ma un modo per toglierci non solo le maschere di carnevale, ma tutte le altre che ogni giorno indossiamo. Anche se, a me per primo, costa davvero tanta fatica.

E poi, a ben vedere, sono molto legato anche a un

Sonetto del Mercoledì delle ceneri

Poiché sei chi per me sei stata, grave e pura
in così dolce sorpresa conquistata
poiché sei una bianca creatura
di un biancore di mattino sfavillante

poiché sei di una rara bellezza
malgrado la vita dura e travagliata
poiché sei più della semplice avventura
e meno della costante innamorata

poiché tu ho visto nascere
come il notturno fiore sbocciato
a un discorso d’amore, forse spergiuro

poiché non ti possiedo, pur essendo tu mia
poiché solo vuoi tutto, e io non ti do niente
sempre ti ricorderò con tenerezza.

Vinicius de Moraes

due anni…

Alcune ipocrisie del Carnevale degli adulti (14-2)


foto: wikimedia.org

Tempo di Carnevale, da “carnem levare” cioè togliere la carne, espressione che indicava il banchetto di abbandono delle carni prima dell’inizio della Quaresima, periodo di astinenza e penitenza. Un momento atteso da tutti i bambini, tra coriandoli, dolci, sfilate di carri e tonnellate di coriandoli. A scuola già da tempo, gli alunni iniziano a raccontarsi da cosa si vestiranno. tra i più piccoli tramontano Zorro e principesse varie a favore di Goku di Dragonball per i maschietti e le Winx per le femminucce. I più grandicelli cominciano a parlare di vestiti da punk, di bombolette di schiuma e di uova e fialette. Già, perché con la scusa che “a Carnevale ogni scherzo vale”, alcuni ragazzi si dimenticano delle regole e si lasciano andare a veri e propri atti di vandalismo. È il sapore della trasgressione. aiutati da maschere, si permettono quello che altrimenti non si potrebbero permettere. sarebbe cosi anche per gli adulti, se non fosse che, negli ultimi anni, il ruolo di festa in maschera dove tutto è lecito è stato assunto da Halloween (con buona pace di Linus e dei vari Grandi Cocomeri). E soprattutto, come se già ogni giorno non indossassero delle maschere, per apparire agli altri per quello che non siamo. Così a Chiari (parlo di dove vivo, ma credo che, nella Bassa Bresciana, in molti possano ritrovarsi in situazioni simili) ci si atteggia a difensori della cristianità e poi si mandano dei battezzati in strada (ops, sono Nomadi…); oppure ci si dice preoccupati della situazione attuale delle scuole e se ne vogliano costruire di nuove lontane dal cuore del Paese (ops, città, o i miei concittadini si offendono) all’ombra di una grossa trafileria. Che siano solo scherzi anche questi?

Dare buoni consigli se non si può dare il cattivo esempio


foto: wikimedia.org

 Non parlo molto di me. e forse questo è indubbiamente un bene. Ogni tanto, però, mi concedo questo lusso. Mi metto  a scrivere un paio di cosette, senza nemmeno la pretesa di avere troppo senso,solo per riuscire a riordinare le idee e dare un giusto nome alle cose.
I fatti: ieri ero ancora là. Sono passato ben due volte (quasi tre) nella settimana in cui c’è stata la mostra dei disegni e delle poesie dei bambini di Terezin. Certo, per vedere il materiale esposto (davvero interessante), ma una volta sarebbe bastata: la cosa divertente (amaramente divertente) è che poi da lei ci sono andato una volta sola. La seconda non ho passato la porta che separa lo spazio espositivo dalla biblioteca. La terza volta non sono nemmeno entrato dall’ingresso…Ieri, poi, sono passato ancora di là, finiti gli scrutini. Stavolta con la scusa di farle vedere due bandi per concorsi letterari. Ma lei era impegnata, e poi le è suonato il cellulare e ha iniziato a parlare dei fatti suoi…e forse parlava con un amico, forse con il suo ragazzo (comincio quasi a sperare nella seconda…mi metterei  il cuore in pace). Fatto sta che ho lasciato i due bandi alla ragazza del servizio civile e me ne sono andato. Mandando a pallino tutte le intenzioni di invitarla a vedere lo spettacolo di Moni Ovadia.
Perché? forse per la “sua bellezza acerba, bionda senza averne l’aria (no, proprio non è bionda…), quasi triste, come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria”; forse per quegli occhi “ridenti e fuggitivi”; forse per colpa di Ferlinghetti….
E adesso? semplicemente non accadrà nulla. Ogni tanto troverò ancora la scusa (tra le più impensabili) per andare in biblioteca..le sorriderò e non sarò capace di dirle niente. Ormai mi conosco.

Quelle farfalle che vivono anche nel ghetto (31-1)

foto: http://photos13.flickr.com/18366733_c86729742c.jpg” /

A volte i bambini sanno sorprenderci con la loro capacità di vivere intensamente, di cogliere davvero le cose importanti…senza fare retorica, vedendo con quale impegno hanno affrontato uno spettacolo così “denso” di significati, posso solo sperare che qualcosa rimanga dentro di loro…

Alla fine sul palco, in mezzo al fumo, restano dei bambini immobili, vestiti di bianco, davanti a loro una casacca stesa a evocare una candida lapide, con sopra un lumino acceso e una rosa. Polvere lenta che ricade nell’aria e un ammonimento per chi assiste alla scena: “fatti non forse a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza:” Così si conclude lo spettacolo che le classi quinte della scuola primaria di Castezzato hanno preparato in occasione della Giornata della Memoria e a conclusione del Mese della Pace. Stimolati dalle insegnanti, che non hanno avuto timore a “volare alto”, aiutati dal regista Gigi Castelli e sostenuti da un buon numero di genitori che non si tirano mai indietro quando c’è bisogno di una mano, i ragazzi hanno portato in scena l’orrore del ghetto di Terezin, dove sono stati reclusi 15mila bambini. Molti finirono poi ad Auschwitz. Alcuni sopravvissero. Un centinaio. Ma di molti altri sopravvissero la voce e la testimonianza, attraverso poesie e disegni che raccontano quell’esperienza in tutta la sua terribile insensatezza. “ Pesanti ruote ci sfiorano la fronte e scavano un solco nella nostra memoria” scriveva un bambino rimasto anonimo. Di fronte a giorni segnati dalla violenza e dalle privazioni, ogni piccolo segno che poteva nascondere un barlume di speranza era qualcosa di meraviglioso. Come veder spuntare un fiore. O veder volare una farfalla. Ma “le farfalle non vivono nel ghetto”. Raccontare di questa farfalla, come di un bocciolo di rosa o di un pezzo di pane diventa il mezzo per raccontare una tragedia vista e vissuta con gli occhi dei bambini. Per non dimenticare.

 


Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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