Archivio per Aprile 2007

Gli uomini passano, la musica resta


foto: ecodibergamo.it

Di lui avevo due ricordi: un cd e l’immagine, famosissima, del concerto improvvisato davanti al Muro di Berlino mentre lo stavano abbattendo. Poco altro, se non l’aver letto un paio di cose sul suo essere controcorrente, sul non appartenere a quel novero di artisti che credono di poter camminare a mezzo metro da terra (anche se, per come suonava il violoncello, poteva permetterselo). Così, quando una volta sua moglie, la cantante Galina Vichnevskaya, dichiarò che: “Per me la musica è la vita stessa, non avrei potuto vivere senza, non riesco nemmeno ad immaginare una simile possibilità, senza la musica credo che sarei morta”, lui le rispose: “Saresti vissuta lo stesso e avresti lavorato come tutti”.
Lui, che da piccolo non sognava di diventare il più grande, ma voleva essere medico, autista, attore muratore…”Nella mia infanzia” diceva” sentivo il bisogno di toccare le pietre, di lavorare in cantiere. La musica avrebbe accompagnato la mia esistenza, ma sarebbe esistita solo per me”. Lui, che da studente costruiva cornici per i quadri e una volta costruì perfino una bara.
Lui, che venne privato della cittadinanza sovietica, che era amico di Sakharov, prediletto di Karajan e Prokofiev, che ospitò Solgenitzijn a casa sua.
Lui che sapeva che gli uomini passano, la musica resta. E quando nel 1989 suonò davanti al Muro di Berlino, nessuno gli chiese che musica stava eseguendo.
Lui che da ieri non c’è più. Lui, che era Mstilav Rostropovich.

Aprile, tempo di gite e di lezioni un po’ diverse (25-4)


foto: bloggers.it/fenicevoices

Devo ancora ad Andrea un post teologico e a Ghidoni uno sulle bionde, soprattutto dopo questo
Manterrò le promesse. Lo prometto.

Aprile e maggio, soprattutto la fine di aprile e l’inizio di maggio, con il rincorrersi di festività e ponti, che danno tanto l’idea di fine della scuola ormai prossima, sono i mesi delle gite scolastiche. Così chiedo scusa se diserto il tema del 25 aprile (di cui, peraltro, ho già parlato la settimana scorsa), per dedicarmi a quello delle gite. O, meglio, per parlare di una gita speciale. Come insegnante di religione, solitamente, vengo “precettato”, lavorando in diverse classi, per più di una gita. Vorrei però spendere due parole su una gita che gita non è stata. Prima di tutto perché si è tenuta di domenica (domenica scorsa, per l’esattezza), e poi perché lo scopo non era quello di divertirsi o visitare qualcosa, ma di raccontare e sentir raccontare. Così, con le colleghe e gli alunni delle classi quinte di Castrezzato, siamo andati a Calcinate (in provincia di Bergamo), per partecipare alla rassegna “Ragazzi in gamba”, riproponendo lo spettacolo “così sfioriron le rose” sui bambini di Terezin, di cui già ho raccontato. Prima di noi si sono esibiti altri istituti, che hanno tradotto i loro percorsi con il linguaggio della musica, della danza, della parola e del corpo. C’è stata l’occasione anche per premiare le classi che hanno partecipato all’esposizione “io ho un sogno”, dove alunni di diverse scuole  hanno cercato di affrontare, con disegni e installazioni, il tema della Shoa. Particolarmente toccante è stato il lavoro di un gruppo di diversamente abili che ha realizzato un treno, in ricordo di quelli diretti ad Auschwitz, che su una carrozza grigia e cupa recava la scritta “se questo è un uomo”e su una colorata la scritta “questo è un uomo”.  Sperando  non accada mai più.

Perché aiutare i ragazzi a studiare la storia (18-4)


foto: ulivoselvatico.org

Ok, il titolo sul il Brescia non era questo. Poco importa. Lo metto apposta con una settimana di ritardo, per pubblicarlo per il 25 aprile…poi ci saranno le solite parate, i soliti discorsi retorici…ci sarà chi dirà che il Partito Democratico si inserisce in una storia che parte dal 25 aprile…perché abbiamo avuto giorni di politici che si sono riempiti la bocca a parlare di un partito che non c’è ancora e ad ignorare Emergency e le mille altre emergenze del Paese…ah, no, sta passando la Legge Mastella che non ci consentirà più di sapere se un politico ruba, se Moggi trucca le partite o se il nostro vicino di casa è un assassino o un pedofilo, fino alla condanna definitiva (e poi c’è sempre la prescrizione)…queste sono le vere emergenze. E, a proposito di prescrizione, Berlusconi si complimenta con Biagi e dice che all’epoca aveva un po’ calcato la mano, ma che non lo voleva allontanare dalla RAI…vabbè, ecco il pezzo che è andato su il Brescia.

Tra una settimana è il 25 aprile. Avrei modo di ritornare sull’argomento la settimana prossima, nella giusta data, ma sono sicuro che avrò altro da raccontare. Così provo a parlarne adesso. Con una settimana d’anticipo. Ma andiamo con ordine: i nuovi programmi per la scuola primaria (sempre quella che una volta si chiamava “elementare”), hanno estromesso il “900 dagli studi dei ragazzi. Se va bene si arriva ai Romani. Il resto lo si farà alle medie (ops, alla scuola secondaria di primo grado). Così, se uno in quinta, vuole provare a parlare del 25 aprile, o di qualsiasi altra cosa che è successa nel ‘900, deve fare i salti mortali. Ho colleghe davvero in gamba, le stesse che avevano realizzato coi bambini quello spettacolo sul campo di Terezin, che per parlare del secolo ormai trascorso hanno realizzato un laboratorio sulla storia dei nonni o, meglio, dei bisnonni), sia per conoscere le tradizioni, i costumi e i giochi del tempo che fu, sia per poter parlare di quello che nonni e bisnonni vissero: la guerra, l’occupazione e, infine, la liberazione. Parlare di quello che fu il fascismo, di quello che facevano i partigiani, di come nacque la Costituzione italiana, incrociando queste esperienze coi racconti di vita vissuta di persone più anziane, testimonianze raccolte in famiglia o presso la casa di riposo, aiuta i ragazzi a “costruirsi” un minimo di capacità di leggere il presente. Perché, anche se noi li immaginiamo inebetiti tra Dragonball e Amici, i bambini ci ascoltano, ascoltano quello che diciamo e quello che dice il telegiornale. E si fanno domande. Alle quali,se a nostra volta non conosciamo il nostro passato, rischiamo di non essere pronti a rispondere.

Il grande popolo delle vacanze intelligenti (11-4)


foto: Pf

Avrei preferito un titolo tipo “il blues delle vacanze intelligenti”, vista la citazione per Jannacci e Prevert…i titoli non li scelgo io, ma anche questo non è male

Le vacanze pasquali sono finite praticamente per tutti (hanno una piccola coda giusto per insegnanti e studenti, che comunque domani torneranno alla quotidianità); tra non molto il calendario ci regalerà qualche altro giorno di festa: il 25 aprile e, soprattutto, il ponte del primo maggio. Su ponti gitarelle varie di sicuro tornerò più avanti, ma già adesso vorrei focalizzare l’attenzione su l giorno di Pasquetta e l’immancabile gita “fuori porta”. Forse perché, in osservanza all’antico adagio “Natale con i tuoi, Pasqua…anche”, si prende l’occasione del Lunedì dell’angelo, tempo permettendo, per staccare un po’ ed andare via. Così ci sono quelli che fanno la gita di Pasquetta…quelli delle allegre famigliole che con i figli al seguito per andare a imbottigliarsi davanti alle gabbie dei pappagalli allo zoo o nelle file davanti alle giostre di Gardaland. Quelli che a Gardaland ci vanno in treno coi loro compagni di classe, stretti come sardine in vagoni strapieni per abituarsi all’idea di stare imbottigliati anche loro nelle file. Quelli che vanno sul mont’Orfano e vogliono anche fare le salamine ai ferri e non trovano nemmeno lo spazio per sedersi sull’erba, tanti hanno avuto la stessa idea. Quelli che prendono la bicicletta e vanno al fiume Oglio, che se c’è il sole si può anche fare il bagno. Quelli che non sapevano che le stradine vicino al fiume non sono asfaltate si trovano con la bici buca giusto quando devono tornare. Quelli che vanno in qualche città e poi si spintonano per camminare. Quelli che “l’anno prossimo la Pasquetta non la passiamo così, la organizziamo meglio”. Oh yeah.

Che siano una cosa sola


foto: berber.interfree.it

visto il clima quasi pasquale, in attesa del tempo necessario per nuove riflessioni, riprendo una cosa apparsa sul Gabbiano qualche anno fa…e ancora attuale

Prese, benedisse, spezzò e diede… da quel momento, da quel gesto, formalmente piccolo, quasi insignificante, ha preso avvio una storia grandissima, che si è profondamente intessuta con la storia dell’umanità stessa: nasceva la Chiesa; nasceva dal sacrifico di Cristo, da suo volersi donare, dalle sue Parole e dai suoi Gesti…«amatevi, come Io vi ho amato»; «siate uniti come il Padre è unito a me», e ancora oggi cantiamo il giovedì Santo, nell’inno Ubi Caritas, (uso il testo popolare italiano, ma il testo latino ha una pregnanza ancora maggiore): «via le lotte maligne, via le liti, e regni in mezzo a noi Cristo Dio»… eppure quelle lotte maligne, senza andare ad evocare scismi e scomuniche medievali, si sono sempre intrecciate ai venti secoli di vita cristiana, dalle piccole gelosie più o meno pastorali, all’amore per il proprio campanile (pensa un po’, si parla proprio di campanili, e non, che so, di torri di guardia…); già Pietro e Paolo, nei primi anni di una Chiesa allora fanciulla, ebbero a discutere se i cristiani si dovessero sottoporre o meno alla Legge prima di abbracciare Cristo; allora almeno le discussioni avevano lo spessore teologico del confronto con la tradizione, dell’identificazione precisa della dirompente novità della nuova dottrina rispetto al mondo del tempo…che tristezza assistere a liti molto più futili, a bizantinismi (non me ne vogliano i fratelli Ortodossi) intorno agli esatti confini della rete del pollaio del sior curato, che rischia di andare a turbare i polli del curato vicino; ci si riduce sempre più come i capponi di Renzo, così intenti a beccarsi tra loro da ignorare, o obliare, la comune sorte gastronomica. Purtroppo non è più tempo di arrampicarci, di arroccarci sui nostri campanili; il mondo intorno a noi, dagli stessi fedeli che vivono all’ombra della sottana del curato, appena fuori dal recinto delle galline, fino ai lontani che più lontani non si può, hanno domande precise, e si attendono risposte precise: i vari «secondo me» diventano flebili bisbigli, quando lo stesso Cristo ci ha incaricati di annunciare la Verità (la sua, quella vera, non le nostre mezze verità) sui tetti…essere Chiesa vuol dire essere «insieme», avere il coraggio di scendere da quelli che possono essere i nostri piedistalli personali per avvicinarsi, discutere, magari anche litigare, ma giungere a portare l’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra (o almeno fino all’estremo confine della propria parrocchia, certi però che nella parrocchia limitrofa il messaggio sia lo stesso)…il compito sarebbe arduo, se non avessimo ricevuto la più grande delle rassicurazioni: «coraggio, Io sarò con voi, sempre».

Del resto, se dopo 2000 anni di Chiesa ci sono ancora cristiani, vorrà pur dire qualcosa…


Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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