Perché aiutare i ragazzi a studiare la storia (18-4)


foto: ulivoselvatico.org

Ok, il titolo sul il Brescia non era questo. Poco importa. Lo metto apposta con una settimana di ritardo, per pubblicarlo per il 25 aprile…poi ci saranno le solite parate, i soliti discorsi retorici…ci sarà chi dirà che il Partito Democratico si inserisce in una storia che parte dal 25 aprile…perché abbiamo avuto giorni di politici che si sono riempiti la bocca a parlare di un partito che non c’è ancora e ad ignorare Emergency e le mille altre emergenze del Paese…ah, no, sta passando la Legge Mastella che non ci consentirà più di sapere se un politico ruba, se Moggi trucca le partite o se il nostro vicino di casa è un assassino o un pedofilo, fino alla condanna definitiva (e poi c’è sempre la prescrizione)…queste sono le vere emergenze. E, a proposito di prescrizione, Berlusconi si complimenta con Biagi e dice che all’epoca aveva un po’ calcato la mano, ma che non lo voleva allontanare dalla RAI…vabbè, ecco il pezzo che è andato su il Brescia.

Tra una settimana è il 25 aprile. Avrei modo di ritornare sull’argomento la settimana prossima, nella giusta data, ma sono sicuro che avrò altro da raccontare. Così provo a parlarne adesso. Con una settimana d’anticipo. Ma andiamo con ordine: i nuovi programmi per la scuola primaria (sempre quella che una volta si chiamava “elementare”), hanno estromesso il “900 dagli studi dei ragazzi. Se va bene si arriva ai Romani. Il resto lo si farà alle medie (ops, alla scuola secondaria di primo grado). Così, se uno in quinta, vuole provare a parlare del 25 aprile, o di qualsiasi altra cosa che è successa nel ‘900, deve fare i salti mortali. Ho colleghe davvero in gamba, le stesse che avevano realizzato coi bambini quello spettacolo sul campo di Terezin, che per parlare del secolo ormai trascorso hanno realizzato un laboratorio sulla storia dei nonni o, meglio, dei bisnonni), sia per conoscere le tradizioni, i costumi e i giochi del tempo che fu, sia per poter parlare di quello che nonni e bisnonni vissero: la guerra, l’occupazione e, infine, la liberazione. Parlare di quello che fu il fascismo, di quello che facevano i partigiani, di come nacque la Costituzione italiana, incrociando queste esperienze coi racconti di vita vissuta di persone più anziane, testimonianze raccolte in famiglia o presso la casa di riposo, aiuta i ragazzi a “costruirsi” un minimo di capacità di leggere il presente. Perché, anche se noi li immaginiamo inebetiti tra Dragonball e Amici, i bambini ci ascoltano, ascoltano quello che diciamo e quello che dice il telegiornale. E si fanno domande. Alle quali,se a nostra volta non conosciamo il nostro passato, rischiamo di non essere pronti a rispondere.

1 Risposta a “Perché aiutare i ragazzi a studiare la storia (18-4)”


  1. 1 manuel g. 25 Aprile 2007 alle 8:44 am

    E purtroppo (lo dico da padre) guardano anche gli spot pubblicitari (fai un post su questa cosa dell’inglese usato solo dagli italiani, spot per dire advertise o commercial lo diciamo solo noi, nel resto del mondo spot è macchia o occhio di bue – nel senso della luce – o un paio di altre cose; scusa la digressione) dove si regala ignoranza a piene mani, sprt nell’ambito della storia. Gli esempi li conosci anche tu, da Nino Bixio chi è un cantante? ai sofficini paragonati alla scoperta del fuoco. Lo so sono bazzecole, la maggior parte dei bambini ne comprende la “leggerezza”, altri chiedono a papà chi era Nino Bixio, e quello risponde che non era un cantante, ma, se non ricordo male, una mezz’ala della Juve di Trapattoni…
    Complimenti per il post, come sempre “ficcante” con garbo.


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Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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