Archivio per la categoria 'aria di festa'

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Da oggi il blog si trasferisce su www.paolofesta.net

Sono stati importati tutti i vecchi interventi e i loro commenti

Beh, buona continuazione. E grazie.

Il “segno” che deve marcare la propria vita (23-5)

foto: www.cflagondola.it
di Massimo Stefanutti

Altra cosa non recentissima, su comunioni e cresime…la cosa interessante è che la metto sul blog dopo i Motu Proprio con cui il papa “riabilita” l’uso della liturgia preconciliare…credo che ci torneremo sopra

La prima cosa che si sente è la banda che suona. Poi spunta una croce , portata da un chierichetto, insieme ad altri chierichetti che procedono alla testa del corteo. Poi loro, la banda, tutti con lo stesso passo cadenzato, che dà il ritmo alla musica. Infine i bambini, tra il papà e la mamma, tutti con addosso una bella vestina bianca e un crocifisso di legno al collo. Una volta le bambine avevano anche un velo bianco in testa, sostituito poi da un più moderno cerchietto con perline o fiori bianchi applicati. Questo è stato quello che ho visto domenica scorsa, verso le nove di mattina. Ero alla prima comunione dei miei alunni di terza elementare. Un evento che, in provincia, ha ancora il sapore della festa di paese., con la banda cittadina, la gente ai lati delle strade che aspetta passi il corteo e la chiesa stracolma. Loro, i bambini, contenti e un po’ emozionati, anche se durante la celebrazione qualcuno si distrae e si preoccupa più di salutare la maestra che di rimanere in silenzio a pregare. Pazienza. Magari si renderanno conto più avanti di quello che hanno vissuto in questo giorno giorno. Adesso sono ancora presi da doni e confetti, ma in fin dei conti è giusto così. Sono bambini. Che , come moltissimi altri, a maggio hanno fatto la prima Comunione. O, come molti altri, più grandi, che hanno ricevuto la Cresima. Perché maggio e, in fin dei conti, il mese dei sacramenti (“segni efficaci della Grazia” direbbe qualche docente di teologia). Sacramenti che molti ragazzi hanno ricevuto pensando più ai regali che alla sacralità del tutto. Capita. L’importante è che poi si dimostrino segni “efficaci” per il resto della loro vita.

Quando la De Filippi attira più di Lucarelli (30-5)


foto: digilander.libero.it/kyme/

Erisolti finalmente alcuni problemi informatici e ancora in attesa di dare risposta alle diverse sollecitazioni su chiesa e Teologia che amici come Manuel e Andrea mi sottopongono, metto nel blog anche un paio di vecchi interventi Questo era per il 28 maggio….

Alcune riflessioni puramente sparse. Sabato scorso ho assistito a uno spettacolo realizzato da alcuni genitori dei miei alunni, coordinati da una mia collega. il tema scelto era “la fattoria degli animali” di Orwell. Tema impegnativo, vero, ma sviluppato con molta ironia. bella anche la conclusione, nella quale si ricordava il valore e l’importanza della cultura, dello studio, per costruire e seguire idee, non ideologie. lunedì era il 28 maggio, anniversario della strage di Piazza Loggia. Qualcosa ho letto negli anni, qualcosa mi hanno raccontato persone che c’erano. qualcosa ho anche accennato agli alunni di quinta, sapendo che poi l’insegnante di storia (che era presente, quel 28 maggio) avrebbe approfondito l’argomento. Tornato a casa, vedo mia nipote, una ragazzina di 16 anni come tante coetanee. Le chiedo se a scuola le abbiano raccontato del 28 magio. Mi dice che non ha la più pallida idea di cosa sia successo in quella data. i suoi insegnanti non gliel’hanno detto. Impossibile, pensa. Ma vero. Purtroppo.  Sempre lunedì mi attardo seguendo in tv, via satellite, una vecchia puntata di Blu Notte, il programma condotto da Carlo Lucarelli che racconta dei misteri d’Italia. Lunedì parlavano della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Lucarelli lo legava alla vicenda della morte di Mattei. O al “golpe Borghese”. due eventi di cui, probabilmente, mia nipote non sentirà mai parlare. Un po’ perché persa tra “uomini e donne” e “amici”. Un po’ perché non ne parlerà mai a scuola. E la cosa, sinceramente, mi rattrista.

La fretta di giudicare, non solo sulle cocorite (13-6)

gabbia

foto: incisione.com

disegno di Franco Matticchio

Dopo lungo tempo, in attesa di far pace col computer, un veloce commento, frutto di uno scambio di opinioni con l’amico Manuel, che non manca mai di aprirsi al confronto offrendo riflessioni non banali.

Avrei un po’ di cose da raccontare. Potrei parlare della manifestazione Gustiamo Ci Chiari, che sabato scorso ha raccolto quasi mille persone per le vie della mia cittadina per una serata di assaggi enogastronomici tra le vie del centro. Potrei raccontare che, contemporaneamente, stavo vendendo libri. Potrei parlare dei problemi che vive la mia amministrazione, delle dimissioni del mio sindaco. Potrei sparargli addosso rinfacciandogli una serie di scelte sbagliate o elogiarlo per quello di buono che ha fatto, concedendogli l’onore delle armi. Preferisco fare altro. Riprendere un aspetto comunque educativo che mi ha fatto notare, domenica mattina, una persona che stimo moltissimo. Era venuto a trovarmi nel cortile in cui vendevo libri usati, con la moglie e il suo piccolo bambino, un frugoletto biondo con un nome catalano. Il bambino, a un certo punto, ha colpito una gabbia contenente due cocorite, che era vicino a un bancone con sopra alcuni volumi. Dice il mio amico (e non ho motivo per non credergli, anche perché di mio ci sento poco) che qualcuno ha urlato “così le uccidi” a indirizzo del bambino. Se chi ha urlato “le uccidi” si fosse avvicinato al bambino, magari dopo averlo accarezzato gli avesse chiesto cosa stava facendo, avrebbe scoperto che le due cocorite sono del tutto identiche a quelle che il piccolo ha a casa, solo che non vengono tenute in gabbia, ma volano libere per casa. Quando ci sono ospiti entrano in gabbia, ma è sempre momento di sofferenza per il bambino vederle rinchiuse. Forse sarebbe bastato chiedere al bambino cosa stesse facendo. Ma troppo spesso, e non solo parlando di cocorite, ci affrettiamo a giudicare.

Aprile, tempo di gite e di lezioni un po’ diverse (25-4)


foto: bloggers.it/fenicevoices

Devo ancora ad Andrea un post teologico e a Ghidoni uno sulle bionde, soprattutto dopo questo
Manterrò le promesse. Lo prometto.

Aprile e maggio, soprattutto la fine di aprile e l’inizio di maggio, con il rincorrersi di festività e ponti, che danno tanto l’idea di fine della scuola ormai prossima, sono i mesi delle gite scolastiche. Così chiedo scusa se diserto il tema del 25 aprile (di cui, peraltro, ho già parlato la settimana scorsa), per dedicarmi a quello delle gite. O, meglio, per parlare di una gita speciale. Come insegnante di religione, solitamente, vengo “precettato”, lavorando in diverse classi, per più di una gita. Vorrei però spendere due parole su una gita che gita non è stata. Prima di tutto perché si è tenuta di domenica (domenica scorsa, per l’esattezza), e poi perché lo scopo non era quello di divertirsi o visitare qualcosa, ma di raccontare e sentir raccontare. Così, con le colleghe e gli alunni delle classi quinte di Castrezzato, siamo andati a Calcinate (in provincia di Bergamo), per partecipare alla rassegna “Ragazzi in gamba”, riproponendo lo spettacolo “così sfioriron le rose” sui bambini di Terezin, di cui già ho raccontato. Prima di noi si sono esibiti altri istituti, che hanno tradotto i loro percorsi con il linguaggio della musica, della danza, della parola e del corpo. C’è stata l’occasione anche per premiare le classi che hanno partecipato all’esposizione “io ho un sogno”, dove alunni di diverse scuole  hanno cercato di affrontare, con disegni e installazioni, il tema della Shoa. Particolarmente toccante è stato il lavoro di un gruppo di diversamente abili che ha realizzato un treno, in ricordo di quelli diretti ad Auschwitz, che su una carrozza grigia e cupa recava la scritta “se questo è un uomo”e su una colorata la scritta “questo è un uomo”.  Sperando  non accada mai più.

Perché aiutare i ragazzi a studiare la storia (18-4)


foto: ulivoselvatico.org

Ok, il titolo sul il Brescia non era questo. Poco importa. Lo metto apposta con una settimana di ritardo, per pubblicarlo per il 25 aprile…poi ci saranno le solite parate, i soliti discorsi retorici…ci sarà chi dirà che il Partito Democratico si inserisce in una storia che parte dal 25 aprile…perché abbiamo avuto giorni di politici che si sono riempiti la bocca a parlare di un partito che non c’è ancora e ad ignorare Emergency e le mille altre emergenze del Paese…ah, no, sta passando la Legge Mastella che non ci consentirà più di sapere se un politico ruba, se Moggi trucca le partite o se il nostro vicino di casa è un assassino o un pedofilo, fino alla condanna definitiva (e poi c’è sempre la prescrizione)…queste sono le vere emergenze. E, a proposito di prescrizione, Berlusconi si complimenta con Biagi e dice che all’epoca aveva un po’ calcato la mano, ma che non lo voleva allontanare dalla RAI…vabbè, ecco il pezzo che è andato su il Brescia.

Tra una settimana è il 25 aprile. Avrei modo di ritornare sull’argomento la settimana prossima, nella giusta data, ma sono sicuro che avrò altro da raccontare. Così provo a parlarne adesso. Con una settimana d’anticipo. Ma andiamo con ordine: i nuovi programmi per la scuola primaria (sempre quella che una volta si chiamava “elementare”), hanno estromesso il “900 dagli studi dei ragazzi. Se va bene si arriva ai Romani. Il resto lo si farà alle medie (ops, alla scuola secondaria di primo grado). Così, se uno in quinta, vuole provare a parlare del 25 aprile, o di qualsiasi altra cosa che è successa nel ‘900, deve fare i salti mortali. Ho colleghe davvero in gamba, le stesse che avevano realizzato coi bambini quello spettacolo sul campo di Terezin, che per parlare del secolo ormai trascorso hanno realizzato un laboratorio sulla storia dei nonni o, meglio, dei bisnonni), sia per conoscere le tradizioni, i costumi e i giochi del tempo che fu, sia per poter parlare di quello che nonni e bisnonni vissero: la guerra, l’occupazione e, infine, la liberazione. Parlare di quello che fu il fascismo, di quello che facevano i partigiani, di come nacque la Costituzione italiana, incrociando queste esperienze coi racconti di vita vissuta di persone più anziane, testimonianze raccolte in famiglia o presso la casa di riposo, aiuta i ragazzi a “costruirsi” un minimo di capacità di leggere il presente. Perché, anche se noi li immaginiamo inebetiti tra Dragonball e Amici, i bambini ci ascoltano, ascoltano quello che diciamo e quello che dice il telegiornale. E si fanno domande. Alle quali,se a nostra volta non conosciamo il nostro passato, rischiamo di non essere pronti a rispondere.

Il grande popolo delle vacanze intelligenti (11-4)


foto: Pf

Avrei preferito un titolo tipo “il blues delle vacanze intelligenti”, vista la citazione per Jannacci e Prevert…i titoli non li scelgo io, ma anche questo non è male

Le vacanze pasquali sono finite praticamente per tutti (hanno una piccola coda giusto per insegnanti e studenti, che comunque domani torneranno alla quotidianità); tra non molto il calendario ci regalerà qualche altro giorno di festa: il 25 aprile e, soprattutto, il ponte del primo maggio. Su ponti gitarelle varie di sicuro tornerò più avanti, ma già adesso vorrei focalizzare l’attenzione su l giorno di Pasquetta e l’immancabile gita “fuori porta”. Forse perché, in osservanza all’antico adagio “Natale con i tuoi, Pasqua…anche”, si prende l’occasione del Lunedì dell’angelo, tempo permettendo, per staccare un po’ ed andare via. Così ci sono quelli che fanno la gita di Pasquetta…quelli delle allegre famigliole che con i figli al seguito per andare a imbottigliarsi davanti alle gabbie dei pappagalli allo zoo o nelle file davanti alle giostre di Gardaland. Quelli che a Gardaland ci vanno in treno coi loro compagni di classe, stretti come sardine in vagoni strapieni per abituarsi all’idea di stare imbottigliati anche loro nelle file. Quelli che vanno sul mont’Orfano e vogliono anche fare le salamine ai ferri e non trovano nemmeno lo spazio per sedersi sull’erba, tanti hanno avuto la stessa idea. Quelli che prendono la bicicletta e vanno al fiume Oglio, che se c’è il sole si può anche fare il bagno. Quelli che non sapevano che le stradine vicino al fiume non sono asfaltate si trovano con la bici buca giusto quando devono tornare. Quelli che vanno in qualche città e poi si spintonano per camminare. Quelli che “l’anno prossimo la Pasquetta non la passiamo così, la organizziamo meglio”. Oh yeah.

Claudio


foto: Pf

Conoscevo Claudio da sempre. Almeno da quando avevamo 4 anni. Avevamo frequentato insieme l’asilo, le elementari e le medie. Abitavamo anche vicini, se qualcuno poteva dirsi vicino a me. Perlomeno nella stessa via. Di lui ricordo il sorriso, sebbene la vita non fosse stata facile per lui. Da vent’anni era in dialisi, per colpa di una caduta fatta da bambino. Una situazione che aveva limitato molto la sua voglia di fare, ma non la sua voglia di vivere, di sorridere. Quando era in seconda media c’era stata l’illusione di un trapianto. rigettato dopo una settimana. Eppure Claudio non aveva smesso di sorridere. Poi, quando ci si mette, la vita sa essere terribilmente complicata. Così a Claudio è successo anche di prendere strade sbagliate, di “perdersi”, di fare fatica. Ma non per questo ha smesso di sorridere. e ha sempre avuto la forza di continuare. Anche quando suo padre è venuto a mancare, un mese prima del mio. Poi sembrava che le cose andassero meglio, sembrava ci fosse un donatore. Era in ospedale per fare gli accertamenti del caso, che sembravano promettere bene. Ma probabilmente il suo cuore non era pronto per un’emozione così grande. Così Claudio se n’è andato, sorridendo. Lasciando la mamma, Mariarosa , i Fratelli Giampaolo e Daniele, la cognata (moglie di Giampaolo) e le due nipotine. Capita tra amici che ci si avvicini e poi ci si allontani. Per un certo periodo Claudio è stato un mio carissimo amico. Poi ci eravamo allontananti. Ultimamente ci stavamo riavvicinando. Siamo vicini anche adesso.

Claudio
17-1-1978
14-3-2007

Le piccole azioni che fanno migliore il mondo (21-7)


foto: Pf

La cosa bella è che avevo deciso di parlare dell’abuso di alcolici da parte dei giovani…ho finito per parlare di ecologia, per raccontare qualcosa di buono. Per le riflessioni più amare…sarà per la prossima volta.

Riconoscere un problema, dargli il giusto nome, è già un buon inizio. Fatto questo, si può cominciare a parlare di soluzioni. Meglio se esistono anche soluzioni “piccole”, che ogni persona di buona volontà può, quotidianamente, cercare di portare avanti. A Castelcovati, paesino della bassa bresciana di onesti lavoratori, spesso impresari edili, da tempo la scuola cerca di sensibilizzare alunni e genitori sul tema della sostenibilità ambientale. Lavoro che si è fatto più forte nel progetto Comenius, che per tre anni ha coinvolto sei scuole di diversi paesi europei, ma che continua ancora oggi che il progetto è finito. Si cerca così di educare, ed educarci, a uno stile di vita diverso, meno orientato al “consumo” e più alla valorizzazione delle risorse locali. Meno incline all’inutile spreco e più attento al mondo che ci circonda. Proprio in questi giorni, a scuola, stiamo vivendo la “settimana ambientale”, attraverso incontri, laboratori e l’iniziativa del Pedibus (il venire a scuola a piedi). E’ stato anche portato avanti un progetto con lo Svi (Servizio Volontario Internazionale), per proporre agli alunni di assumersi piccoli impegni per rendere la scuola e l’ambiente più accoglienti. In una parola: migliori. C’è stato chi ha deciso di condividere i propri giochi, chi ha preferito impegnarsi per piantare nuovi alberi, chi ha scelto di venire a scuola  a piedi al di fuori della settimana del Pedibus. La cosa bella è che sono state decisioni prese, non senza qualche fatica, dalle classi, e di cui gli alunni stessi si sono assunti la responsabilità. Con la speranza che serva a preparasi un futuro più responsabile.

Conoscere le religioni per non aver paura (14-3)


foto: www.photographers.it

Mi piace sempre un sacco quando parlo di scuola…

Non è poi molto che insegno. Beh, a conti fatti non è nemmeno poco. Diciamo che è il sesto anno. Ho ancora tempo prima di un’eventuale crisi del settimo anno. Ma una cosa del genere non mi era ancora capitata. Cerco di spiegarmi: un’alunna di una classe quinta mi mostra il diario per farmi leggere una comunicazione di sua madre, che chiede di incontrarmi per “informazioni riguardo alla programmazione didattica”. Mi rendo disponibile al termine delle lezioni. La donna, cortesissima, mi chiede come mai  con la figlia, che frequenta il quinto anno della scuola primaria (quelle che si chiamavano elementari),  si stia affrontando in classe il tema delle altre religioni. Teme che parlare della fede degli altri possa portare a perdere la nostra. Mi specifica, tra l’altro, di non essere razzista, ma le sembra che non si parli abbastanza del cristianesimo. Le sorrido. Forse non un sorriso ampio come quello della foto qui accanto, ma le sorrido. e cerco di spiegarle le mie motivazioni. Conoscere il cristianesimo (che poi è quello a cui devo portare i miei alunni, visto che sono insegnante di religione cattolica), significa anche saper “rendere ragione della nostra fede” ed essere in grado di metterla a confronto con quella delle persone che incontriamo. Oggi è facie entrare in contatto con persone di religione diversa dalla nostra. Credo sia bene. allora, sapere quali siano i valori e le tradizioni dell’altro, per conoscerlo e non esserne spaventati. E per entrare in dialogo con lui. Semplicemente. Spiego che per rispettare ed essere rispettati occorre conoscersi. La paura non serve. La signora, forse non convita del tutto, si allontana. Le faccio presente che rimango sempre disponibile per eventuali chiarimenti, per lei come per altri genitori. Li aspetto…

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Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

 

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