Archivio per la categoria 'riflessioni sparse'

paolofesta.net

Da oggi il blog si trasferisce su www.paolofesta.net

Sono stati importati tutti i vecchi interventi e i loro commenti

Beh, buona continuazione. E grazie.

comunicazione e struttura

foto: dhm.de

Lascio volentieri a Manuel i fasti di Corleone Padania…ho dato in passato e darò anche in futuro, sulla questione rotonde, su quelle del Campo Nomadi e delle scuole (citate en-passant), sul caffè letterario (due volte), sulle politiche giovanili (così avevano venduto il pullman per la Bustarella..e su ILBrescia c’ero andato anche più duro)…per non dire del commento sul Natale che ha sollevato tutto un polverone con la Radio Parrocchiale che “bocciava” l’amministrazione e Bresciaoggi che riprendeva la notizia.

Ho anche la fortuna di condividere con lui e con altri il cammino del locale comitato del Partito Democratico, pur non senza qualche perplessità (a livello locale e nazionale). Proprio su questo cammino mi sorge qualche considerazione (più o meno amara): le idee ci sono, alcune anche buone effettivamente, ma il problema è come “diffonderle”. Ci si mette molto meno a dire, che so sugli extracomunitari “fuori dalle balle” piuttosto che cominciare a spiegare che si deve promuovere la legalità, tutelarli nell’ambito lavorativo, risolvere la questione del lavoro nero…mettiamola così: quando Berlusconi aveva presentato i 5 punti del contratto con gli Italiani, dall’altra parte c’erano 101 punti del programma dell’Ulivo…credo che sia andata come è andata anche per questo. Mi si dice che dobbiamo continuare a usare i linguaggi della politica. Sinceramente ho dei dubbi…forse è il caso di usare linguaggi che la gente possa capire. Niente slogan da stadio, ma un paio di argomentazioni SEMPLICI (che poi è il contrario di quello che sto facendo io adesso…) si possono utilizzare. Ma non i trattati in politichese. Facendo un esempio banale, se si parla di “cuneo fiscale” sono in pochi quelli che riescono a capirci qualcosa. Parlare di meno tasse (spiegando per chi) sarebbe forse un po’ più semplice…E gli esempi potrebbero essere molti altri.

Ok, forse semplice per me, politicamente di primo pelo…forse non è così semplice per quelli un po’ più navigati, compresi quelli che si sono buttati in politica per avere un’affermazione che magari non hanno avuto in altro campo (c’è chi lo fa anche col volontariato) e che ora non mollano l’osso e rivendicano la loro visibilità, anche a costo di agire da “battitori liberi”. Oppure ci sono quelli cresciuti a pane e appartenenza, che leggono solo i quotidiani di partito e che parlano di segreterie e coordinamenti. Il Partito Democratico sta nascendo anche così. Forse a livello nazionale ha anche un senso…ma occorreranno altre vie per amministrare a livello locale. E prima ancora, per incontrare la gente e le loro istanze…

PS: sto pensando di cambiare un po’ di cose nel blog, magari creando una sezione per la politica, o per altri temi…e cominciando a “fare sul serio”. Almeno un po’.

Natura naturans a natura s-naturata


foto: istitutoveneto.it

Due chiarimenti: non ho mai amato i concertoni “per” qualcosa…un po’ perché in effetti spesso “bruciano” più risorse (economiche o di altro genere) dei benefici che danno, un po’ perché mi chiedo quanto in effetti servano da pungolo alle coscienze una volta spenti riflettori e microfoni.
In secondo luogo: non sono uno che ama seguire le teorie disfattiste. Solo non credo bastino due giorni di pioggia non tanto per rimettere fiumi e laghi la loro livello, ma per invertire il fenomeno del ritiro dei ghiacciai (che poi credo sia la differenza tra chi guarda appena al di là del proprio naso e chi guarda un po’ più lontano..magari non riuscendo a capire tutto, ma almeno si sforza).

Ecco che allora faccio una cosa strana per me: prendo e copio  tre interventi sullo stesso argomento….tre interventi che mi hanno alsciato qualche perplessità

da Il Giornale 08-07-2007

Che catastrofe il concerto mondiale anti-catastrofe

Piove, concerto ladro. Ma li avete visti i grandi cantanti ecologicamente compatibili? Non hanno fatto in tempo a salire sul palcoscenico planetario per salvare a colpi d’ugola la natura, il mondo, l’universo e magari, già che ci siamo, anche il loro portafoglio, e zac, che ti succede? Salta fuori, proprio in mezzo al bio rock intercontinentale, la notizia che la desertificazione del pianeta è momentaneamente sospesa. Ci scusiamo per il disagio: il catastrofismo riprenderà non appena possibile. Lo scorso giugno, in effetti, è stato, almeno in Italia, il più piovoso degli ultimi 200 anni. Avete capito bene: il più piovoso. Cammelli a Casalbuttano? Casalpusterlengo provincia del Sahara? Tuareg in transito nell’oasi di Pizzighettone? Macché. Persino lo strombazzatissimo livello del Po è tornato normale. Lo giuro: non è un miraggio. E nemmeno un miracolo, nonostante l’apparizione di Madonna.

Il fatto è che loro se la cantano e se la suonano. Evviva. Che c’è di meglio, per stordirsi, che un po’ di musica, le sette note e i sette impegni per salvare il mondo, naturalmente il sette luglio del duemilasette? Wow, ve ne siete accorti? Tutto questo «sette» (7) fa così magico: la cabala riuscirà, vedrete. Tutti diventeranno buoni, o in alternativa Bon Jovi: l’effetto serra sparirà, i consumi si ridurranno, la Terra sorriderà. E se nel frattempo, per organizzare il maxi concerto, si sono bruciate risorse naturali in quantità ciclopica, chi se ne importa? E chi se ne importa se si è generato più smog di quello che tutti i partecipanti al concerto potranno mai evitare con il loro comportamento «carbon neutral»? Balla che ti passa. E appena esci, compra il prossimo
disco delle bio-star. Mi raccomando: amano molto l’ambiente ma non sopportano di restare al verde.

Del resto, l’organizzatore dell’evento, il mitico Al Gore, l’uomo che vive in due lussuosissime ville e chiede agli altri di limitare i consumi, ci ha avvisato: ci resta poco tempo. Se non cambiamo vita, fra dieci anni il mondo sparirà. Il Wwf, ameno circolo di inguaribili ottimisti, dice invece che il mondo sparirà nel 2050. Non male: ci abbiamo guadagnato trent’anni. È già qualcosa, anche se è nulla rispetto a quello che guadagnano loro con i concerti. Ma, cantando sotto la pioggia, mi viene un dubbio: questi geni delle previsioni sono gli stessi, per caso, che nel 1972 scrissero il famoso rapporto sulla fine del pianeta? Quelli per cui l’oro si doveva esaurire nel 1981, il petrolio nel ‘92, il gas nel ‘93 e l’uomo di conseguenza subito dopo? Evidentemente non è andata così: l’oro non si è esaurito, il petrolio neppure, e l’uomo men che meno. Tocchiamo ferro, che intanto neppure quello è esaurito. Purtroppo, però, non si sono esaurite nemmeno le nostre cassandre.
Ricordate? Quelli che ora lanciano quotidiane grida d’allarme per il surriscaldamento del pianeta, sono gli stessi che nel 1973 sottoscrivevano preoccupati documenti per denunciare il rischio di una «nuova era glaciale». D’altra parte, quelli che ogni giorno ci annunciano quel che accadrà all’universo nei secoli futuri, sono gli stessi che sbagliano le previsioni meteo della prossima settimana. San Bernacca, patrono delle isobare, mi perdonerà l’ingenua domanda: come fanno i guru del microclima cangiante a dirci con certezza la temperatura sulle Alpi a fine secolo, quando non azzeccano quella di dopodomani?
Eppure li sentite, no? Parlano tutti fieri, prima e dopo i mega concerti. Sanno addirittura che fra 4 o 5 miliardi di anni il sole sparirà. E nessuno pone dubbi: tanto chi può verificare? Ma ora che sappiamo che il sole non ci sarà più fra 4 o 5 miliardi di anni, scusate, è possibile sapere se per caso ci sarà domani mattina ad Albissola o a Gabicce Mare? Lo chiediamo umilmente. Ma in mezzo all’inondazione di musica, il pensiero non può fare a meno di correre veloce come un accordo dei Red Hot Chili Peppers alle note steccate dell’allarme siccità.
Ricordate? Sono passate appena poche settimane. Il Po sotto il livello di guardia, i laghi in secca, i ghiacciai sciolti, la task force di tecnici il piano d’emergenza e il Paese assetato. Si diceva e si scriveva di tutto: esperti che consigliavano dalle colonne di autorevoli quotidiani di non lavarsi più di una volta a settimana e di andare in bagno senza tirare lo sciacquone. Vietato cambiare canottiera e mutande, la doccia equiparata a un attentato contro l’umanità. Suggerimenti che vagavano come un lieve tanfo per le strade del continente all’insegna del motto: ascelle pezzate di tutt’Europa unitevi. In quei giorni prosciugati di acqua e di buon senso, si prevedeva che a inizio estate tutto rimanesse a secco, a parte naturalmente l’inondazione di catastrofi: fabbriche chiuse, campi bruciati e fiumi ridotti a sassaie. Sarà un giugno torrido, si diceva. Senza nuvole né un filo di pioggia. Moriremo di sete.

Risultato? Ve l’abbiamo anticipato. È stato il giugno più piovoso degli ultimi 200 anni. E luglio comincia bene: la pioggia è già arrivata e dopo il weekend ne arriverà altra (ammesso che le previsioni non sbaglino ancora). I laghi sono tornati al di sopra dei livelli di guardia e il Po non se la passa male. Meglio così, no? Lavatevi pure le ascelle, cambiatevi la canottiera e risparmiatevi un po’ d’angoscia. Ma non ditelo troppo forte: the show must go on, lo spettacolo deve continuare. Musica maestro: sul palco star e vecchie glorie, giovani rampanti e stelle cadenti, tutti uniti dai buoni propositi del bio-rock. Che ci volete fare? Le previsioni dicono che altrimenti spariremo, e alle previsioni bisogna sempre credere. Così salveremo il mondo. O, se non altro, qualche carriera.

Mario Giordano

da Meteolive.it 07-05-2007

ZICHICHI rincara la dose a “Mattina DUE in
famiglia”: l’uomo non ha alcuna influenza sui cambiamenti climatici,
2500 scienziati dicono di si? La maggioranza non vince nella scienza

Il Prof. Antonino Zichichi più risoluto che mai a Mattina DUE sul cambiamento climatico.
Il Prof. Antonino Zichichi, intervistato a Mattina DUE in famiglia, il rotocalco della domenica di Rai Due, non usa mezzi termini. Alla domanda: “quanto incide l’uomo sui cambiamenti climatici?”, il Professore ha riposto così: “bisognerebbe fare un distinguo: sui cicli climatici assolutamente NULLA, zero assoluto, sulle anomalie meteorologiche, (cioè quelle che si sono verificate a stretto giro negli ultimi anni N.d.R) al massimo un 10%, ma resta il 90% che è assolutamente naturale”.

Gli fanno notare che 2500 scienziati affermano in realtà che l’influenza antropica sarebbe predominante. E Zichichi non si fa spaventare: “in ambito scientifico non ha affatto ragione la maggioranza, ammesso poi che lo sia. Lo prova il fatto che scienziati che si sono battuti in solitario hanno poi avuto ragione contro tutto e tutti. La cosa che mi fa specie è che questi signori hanno lavorato con diversi parametri liberi e pretendono di conoscere la verità, mentre il nostro lavoro ad Erice si è svolto con parametri fissi, rigorosi, e nonostante questo abbiamo dei dubbi. Loro invece incredibilmente no”.

Come mai di Erice si parla poco, gli chiedono. La risposta non si fa attendere: “se ne parla poco in Italia ma fortunatamente non all’estero, ad Erice entrano gli scienziati veri”. E’ la frecciata conclusiva.

E sul principio di precauzione? “lo adottarono anche per il DDT, le vittime della malaria passarono da 10.000 a un milione, ci andrei dunque cauto con questi provvedimenti precauzionali”.

Zichichi, Battaglia, Galileo 2001, Lomborg, Lindzen, la lista cresce e ora 17.000 scienziati sono pronti a firmare un nuovo documento che punta a fare chiarezza sull’argomento clima.

Alessio Grosso

Le conclusione del Cardinale Martino al Seminario su cambiamenti climatici e sviluppo  27-04-2007

CONCLUSIONI

Cari amici,

1)    Siamo giunti alle battute conclusive  del nostro Seminario su Cambiamenti climatici e Sviluppo. Ringrazio il Signore per l’intensa esperienza di amicizia e di condivisione che ci ha donato di vivere e ringrazio anche voi per la vostra appassionata e vivace partecipazione ai lavori del nostro Seminario, partecipazione caratterizzata dall’acuta consapevolezza dell’importanza decisiva delle tematiche trattate in questo Seminario. Tematiche non facili, sulle quali deve continuare il lavoro di analisi e di interpretazione da parte della comunità scientifica e per le quali risulta necessario l’esercizio responsabile della comunità politica a livello nazionale e internazionale per governarle. Anche la società civile è chiamata a sviluppare i suoi livelli di consapevolezza e di partecipazione, tramite una corretta informazione e adeguati strumenti formativi.
[...]Esprimendo il massimo della considerazione e dell’attenzione per questi fatti, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace esprime la sua fiducia e il suo incoraggiamento al mondo degli scienziati affinché continui il suo preziosissimo lavoro, finalizzandolo ad un’adeguata comprensione e ad un illuminante chiarimento delle cause che stanno all’origine di tali complessi fenomeni. Esprime altresì fiducia e incoraggiamento alle istanze politiche – nazionali e internazionali – affinché si pongono in atto quelle politiche dello sviluppo, soprattutto dei Paesi poveri senza che venga compromesso l’ambiente naturale. La dottrina sociale della Chiesa riconosce ad ogni uomo i diritti fondamentali allo sviluppo e ad un ambiente sano, che vanno promossi congiuntamente senza che il  favorire l’uno comporti la mortificazione dell’altro.

2)    In queste riflessioni conclusive, non intendo esprimere posizioni ufficiali del Pontificio Consiglio sul tema del nostro Seminario. Non era questo l’obiettivo che ci eravamo proposti nell’organizzare questo incontro; ci proponevamo, come dissi nella mia Introduzione ai lavori, un obiettivo più semplice: quello di raccogliere il maggior numero di informazioni che consentisse successivamente un pacato discernimento morale e pastorale delle problematiche collegate al rapporto tra Cambiamenti climatici e sviluppo. [...]mi preme comunque affermare che la Chiesa possiede ormai da tempo uno straordinario e corposo Magistero sociale, sintetizzato nel Compendio della Dottrina sociale, che, per quello che ci riguarda, dedica tutto il capitolo X alla salvaguardia del creato. Rimando a questo prezioso strumento per l’evangelizzazione della Chiesa nell’ambito sociale, incoraggiando tutti a utilizzarlo al meglio: in esso vengono esposti importanti criteri e orientamenti morali utilissimi per affrontare le questioni connesse con i cambiamenti climatici e lo sviluppo.
Sono profondamente convinto della costante necessità di un approfondimento della riflessione dottrinale del Magistero sulla vasta problematica dell’ecologia, ma non perché tale Magistero sia stato finora povero o addirittura renitente, quanto perché la dottrina sociale della Chiesa nasce “dall’incontro del messaggio evangelico e delle sue esigenze, che si riassumono nel comandamento dell’amore di Dio e del prossimo e nella giustizia, con i problemi derivanti dalla vita della società”.[...]Non c’è dubbio, infatti, che tra le “nuove questioni” (le res novae) e le variate “condizioni storiche” si dia anche l’insieme delle problematiche che vanno sotto il titolo di “questione ambientale”, che è un aspetto non secondario o, se si preferisce, un modo moderno di presentarsi della “questione sociale”.

3)     Consentitemi comunque una qualche personale riflessione che spero possa trovare la vostra benevola comprensione.
3.a)    Sull’ambiente naturale l’insegnamento sociale della Chiesa getta la luce della rivelazione, ossia la luce della creazione e la luce escatologica della redenzione. La natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio. Anche nella considerazione delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici si dovrà far tesoro del Magistero sociale della Chiesa: esso non avalla né l’assolutizzazione della natura, né la sua riduzione a mero strumento. La intende invece come teatro culturale e morale nel quale l’uomo gioca la propria responsabilità davanti agli altri uomini, comprese le generazioni future, e davanti a Dio.
- Questo significa che la natura, non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell’uomo.
- Significa anche che l’uomo ha una indiscussa superiorità sul creato e, in virtù del suo essere persona dotata di un’anima immortale, non può essere equiparato agli altri esseri viventi, né tantomeno considerato elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico naturalistico.
- Significa, infine, che la natura, così come non è tutto non è nemmeno niente e l’uomo non ha un diritto assoluto su di essa, ma un mandato di conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che é, come noto, uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, principio che va soprattutto declinato con l’opzione preferenziale per i poveri e per lo sviluppo  dei Paesi poveri.
3.b)    Nella considerazione delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici, si deve riconoscere che la dottrina sociale della Chiesa deve fare i conti con molte odierne forme di idolatria della natura che perdono di vista l’uomo. Come esiste la tendenza, solo apparentemente opposta, a risolvere completamente e senza residui la natura nella cultura. Simili ecologismi emergono spesso nel dibattito sui problemi demografici e sul rapporto tra popolazione, ambiente e sviluppo. In occasione della Conferenza internazionale del Cairo su Popolazione e Sviluppo nel 1994 a cui partecipai come Capo delegazione, la Santa Sede ha dovuto contrastare, assieme a molti paesi del terzo mondo, l’idea secondo cui l’aumento della popolazione nei prossimi decenni sarebbe stata tale da portare al collasso gli equilibri naturali del pianeta e impedirne lo sviluppo. Queste tesi sono state ormai confutate e, per fortuna, sono in regressione. Nel contempo, però, gli stessi che proponevano questa visione, sostenevano, quale mezzo per impedire il supposto disastro ambientale, strumenti tutt’altro che naturali, come il ricorso all’aborto e alla sterilizzazione di massa nei paesi poveri ad alta natalità. 
La Chiesa propone una visione realistica delle cose. Essa ha fiducia nell’uomo e nella sua capacità sempre nuova di cercare soluzioni ai problemi che la storia gli pone. Capacità che gli permettono di confutare spesso le ricorrenti, infauste e improbabili previsioni catastrofiche. La Chiesa sa anche però che l’agire umano nei confronti della natura deve essere eticamente orientato. Il problema ecologico va quindi percepito come problema etico. Questo chiede la Chiesa, dato che “esiste una costante interazione tra la persona umana e la natura”5.
3.c)    A segnare questa complementarietà sempre più evidente tra ambiente naturale e mondo dell’uomo, tra aspetti materiali ed immateriali dello sviluppo, tra ecologia da un lato e cultura ed etica umane dall’altro Giovanni Paolo II aveva felicemente adoperato l’espressione “ecologia umana”6. Dio – Egli scriveva – non solo ha dato all’uomo la terra, ma gli ha anche dato l’uomo stesso. Egli deve quindi rispettare non solo la natura mediante una “ecologia naturale”, ma anche la degna vita morale dell’uomo mediante una “ecologia umana”. Il problema ambientale è un problema antropologico. Affermava il grande Pontefice nella Centesimus annus: “All’origine dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L’uomo, che scopre la sua capacità di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo col proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione della cose da parte di Dio. Egli pensa di poter disporre arbitrariamente della terra […] e invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui” 7. Nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, quella ecologica non è solo quindi un’emergenza naturale, ma è anche un’emergenza antropologica. Il modo di rapportarsi al mondo dipende dal modo di rapportarsi dell’uomo con se stesso. Ma a leggere attentamente il passo della Centesimus annus che ho appena richiamato, bisogna anche aggiungere che il modo con cui l’uomo guarda dentro se stesso dipende da come si rivolge a Dio. L’errore antropologico è, a sua volta, un errore teologico. Quando l’uomo vuole porsi al posto di Dio, come dice l’Enciclica, perde di vista anche se stesso e la sua responsabilità di governo della natura.
Grazie di cuore a tutti, grazie ai miei collaboratori che hanno faticato per organizzare il Seminario, grazie agli interpreti.

Renato Raffaele Card. Martino
Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

    Città del Vaticano, 27 aprile 2007

e, per approfondire, andrei a dare un’occhiata anche a Adista


disordinata-mente


foto: wikimedia.org “Il Carro del Fieno” di Hyeronymus Bosch

Prendo la scusa che è il Primo Maggio e non devo preparare il pezzo per Il Brescia, per provare a stendere un paio di disordinate considerazioni, senza un necessario filo logico…solo per dire alcune cose che mi stanno a cuore

  • Primo Maggio: basta con il lavoro nero e le morti bianche. Da subito.
  • Ancora Primo Maggio: ieri sera ero a cena con amici e conoscenti…tutti più o meno di sinistra (se volesse dire qualcosa). Senonché a un certo punto un commensale (uno di quelli che non conoscevo) inizia a prendere in giro la cameriera, perché aveva chiesto se volesse il ghiaccio nell’amaro. Una battuta ci può stare, un comportamento del tipo “tanto pago, quindi voglio-pretendo-esigo” mi ha dato fastidio. sono intervenuto richiamando la dignità di ogni lavoro. Mi spiace aver fatto un’uscita simile con uno che non conosco. chi lo conosce mi assicura che non è così.
  • Televisione: del ritorno in tv di Funari mi interessava si e no. Ha detto cose risapute, che però sono nuove per il sabato sera di Raiuno. Ha creato un po’ di fastidio negli uditori, con monologhi alla Jack Folla:

“il cielo è pieno di stelle, di idee, volate in alto e questo paese tornerà a sorridere”.
“questo è un paese che non ha più idee, che invidia, detesta. Era il paese delle grandi idee, ora è un paese di mediocri, un paese occupato. I mediocri hanno occupato tutto, politica, televisioni, giornali, ci hanno imposto cosa comprare, i film da vedere, le canzoni da cantare, quando ridere e quando piangere. I mediocri si alleano con altri mediocri e formano un branco di fronti basse”.

  • Sto programmando qualche novità per il blog. Alcune più piccole, altre più sostanziose. Diciamo che è il riflesso di un desiderio di presa di coscienza e responsabilità, alla soglia dei trent’anni. Giusto per cercare di non essere “una fronte bassa”.

    Gli uomini passano, la musica resta


    foto: ecodibergamo.it

    Di lui avevo due ricordi: un cd e l’immagine, famosissima, del concerto improvvisato davanti al Muro di Berlino mentre lo stavano abbattendo. Poco altro, se non l’aver letto un paio di cose sul suo essere controcorrente, sul non appartenere a quel novero di artisti che credono di poter camminare a mezzo metro da terra (anche se, per come suonava il violoncello, poteva permetterselo). Così, quando una volta sua moglie, la cantante Galina Vichnevskaya, dichiarò che: “Per me la musica è la vita stessa, non avrei potuto vivere senza, non riesco nemmeno ad immaginare una simile possibilità, senza la musica credo che sarei morta”, lui le rispose: “Saresti vissuta lo stesso e avresti lavorato come tutti”.
    Lui, che da piccolo non sognava di diventare il più grande, ma voleva essere medico, autista, attore muratore…”Nella mia infanzia” diceva” sentivo il bisogno di toccare le pietre, di lavorare in cantiere. La musica avrebbe accompagnato la mia esistenza, ma sarebbe esistita solo per me”. Lui, che da studente costruiva cornici per i quadri e una volta costruì perfino una bara.
    Lui, che venne privato della cittadinanza sovietica, che era amico di Sakharov, prediletto di Karajan e Prokofiev, che ospitò Solgenitzijn a casa sua.
    Lui che sapeva che gli uomini passano, la musica resta. E quando nel 1989 suonò davanti al Muro di Berlino, nessuno gli chiese che musica stava eseguendo.
    Lui che da ieri non c’è più. Lui, che era Mstilav Rostropovich.

    Aprile, tempo di gite e di lezioni un po’ diverse (25-4)


    foto: bloggers.it/fenicevoices

    Devo ancora ad Andrea un post teologico e a Ghidoni uno sulle bionde, soprattutto dopo questo
    Manterrò le promesse. Lo prometto.

    Aprile e maggio, soprattutto la fine di aprile e l’inizio di maggio, con il rincorrersi di festività e ponti, che danno tanto l’idea di fine della scuola ormai prossima, sono i mesi delle gite scolastiche. Così chiedo scusa se diserto il tema del 25 aprile (di cui, peraltro, ho già parlato la settimana scorsa), per dedicarmi a quello delle gite. O, meglio, per parlare di una gita speciale. Come insegnante di religione, solitamente, vengo “precettato”, lavorando in diverse classi, per più di una gita. Vorrei però spendere due parole su una gita che gita non è stata. Prima di tutto perché si è tenuta di domenica (domenica scorsa, per l’esattezza), e poi perché lo scopo non era quello di divertirsi o visitare qualcosa, ma di raccontare e sentir raccontare. Così, con le colleghe e gli alunni delle classi quinte di Castrezzato, siamo andati a Calcinate (in provincia di Bergamo), per partecipare alla rassegna “Ragazzi in gamba”, riproponendo lo spettacolo “così sfioriron le rose” sui bambini di Terezin, di cui già ho raccontato. Prima di noi si sono esibiti altri istituti, che hanno tradotto i loro percorsi con il linguaggio della musica, della danza, della parola e del corpo. C’è stata l’occasione anche per premiare le classi che hanno partecipato all’esposizione “io ho un sogno”, dove alunni di diverse scuole  hanno cercato di affrontare, con disegni e installazioni, il tema della Shoa. Particolarmente toccante è stato il lavoro di un gruppo di diversamente abili che ha realizzato un treno, in ricordo di quelli diretti ad Auschwitz, che su una carrozza grigia e cupa recava la scritta “se questo è un uomo”e su una colorata la scritta “questo è un uomo”.  Sperando  non accada mai più.

    Perché aiutare i ragazzi a studiare la storia (18-4)


    foto: ulivoselvatico.org

    Ok, il titolo sul il Brescia non era questo. Poco importa. Lo metto apposta con una settimana di ritardo, per pubblicarlo per il 25 aprile…poi ci saranno le solite parate, i soliti discorsi retorici…ci sarà chi dirà che il Partito Democratico si inserisce in una storia che parte dal 25 aprile…perché abbiamo avuto giorni di politici che si sono riempiti la bocca a parlare di un partito che non c’è ancora e ad ignorare Emergency e le mille altre emergenze del Paese…ah, no, sta passando la Legge Mastella che non ci consentirà più di sapere se un politico ruba, se Moggi trucca le partite o se il nostro vicino di casa è un assassino o un pedofilo, fino alla condanna definitiva (e poi c’è sempre la prescrizione)…queste sono le vere emergenze. E, a proposito di prescrizione, Berlusconi si complimenta con Biagi e dice che all’epoca aveva un po’ calcato la mano, ma che non lo voleva allontanare dalla RAI…vabbè, ecco il pezzo che è andato su il Brescia.

    Tra una settimana è il 25 aprile. Avrei modo di ritornare sull’argomento la settimana prossima, nella giusta data, ma sono sicuro che avrò altro da raccontare. Così provo a parlarne adesso. Con una settimana d’anticipo. Ma andiamo con ordine: i nuovi programmi per la scuola primaria (sempre quella che una volta si chiamava “elementare”), hanno estromesso il “900 dagli studi dei ragazzi. Se va bene si arriva ai Romani. Il resto lo si farà alle medie (ops, alla scuola secondaria di primo grado). Così, se uno in quinta, vuole provare a parlare del 25 aprile, o di qualsiasi altra cosa che è successa nel ‘900, deve fare i salti mortali. Ho colleghe davvero in gamba, le stesse che avevano realizzato coi bambini quello spettacolo sul campo di Terezin, che per parlare del secolo ormai trascorso hanno realizzato un laboratorio sulla storia dei nonni o, meglio, dei bisnonni), sia per conoscere le tradizioni, i costumi e i giochi del tempo che fu, sia per poter parlare di quello che nonni e bisnonni vissero: la guerra, l’occupazione e, infine, la liberazione. Parlare di quello che fu il fascismo, di quello che facevano i partigiani, di come nacque la Costituzione italiana, incrociando queste esperienze coi racconti di vita vissuta di persone più anziane, testimonianze raccolte in famiglia o presso la casa di riposo, aiuta i ragazzi a “costruirsi” un minimo di capacità di leggere il presente. Perché, anche se noi li immaginiamo inebetiti tra Dragonball e Amici, i bambini ci ascoltano, ascoltano quello che diciamo e quello che dice il telegiornale. E si fanno domande. Alle quali,se a nostra volta non conosciamo il nostro passato, rischiamo di non essere pronti a rispondere.

    Il grande popolo delle vacanze intelligenti (11-4)


    foto: Pf

    Avrei preferito un titolo tipo “il blues delle vacanze intelligenti”, vista la citazione per Jannacci e Prevert…i titoli non li scelgo io, ma anche questo non è male

    Le vacanze pasquali sono finite praticamente per tutti (hanno una piccola coda giusto per insegnanti e studenti, che comunque domani torneranno alla quotidianità); tra non molto il calendario ci regalerà qualche altro giorno di festa: il 25 aprile e, soprattutto, il ponte del primo maggio. Su ponti gitarelle varie di sicuro tornerò più avanti, ma già adesso vorrei focalizzare l’attenzione su l giorno di Pasquetta e l’immancabile gita “fuori porta”. Forse perché, in osservanza all’antico adagio “Natale con i tuoi, Pasqua…anche”, si prende l’occasione del Lunedì dell’angelo, tempo permettendo, per staccare un po’ ed andare via. Così ci sono quelli che fanno la gita di Pasquetta…quelli delle allegre famigliole che con i figli al seguito per andare a imbottigliarsi davanti alle gabbie dei pappagalli allo zoo o nelle file davanti alle giostre di Gardaland. Quelli che a Gardaland ci vanno in treno coi loro compagni di classe, stretti come sardine in vagoni strapieni per abituarsi all’idea di stare imbottigliati anche loro nelle file. Quelli che vanno sul mont’Orfano e vogliono anche fare le salamine ai ferri e non trovano nemmeno lo spazio per sedersi sull’erba, tanti hanno avuto la stessa idea. Quelli che prendono la bicicletta e vanno al fiume Oglio, che se c’è il sole si può anche fare il bagno. Quelli che non sapevano che le stradine vicino al fiume non sono asfaltate si trovano con la bici buca giusto quando devono tornare. Quelli che vanno in qualche città e poi si spintonano per camminare. Quelli che “l’anno prossimo la Pasquetta non la passiamo così, la organizziamo meglio”. Oh yeah.

    Che siano una cosa sola


    foto: berber.interfree.it

    visto il clima quasi pasquale, in attesa del tempo necessario per nuove riflessioni, riprendo una cosa apparsa sul Gabbiano qualche anno fa…e ancora attuale

    Prese, benedisse, spezzò e diede… da quel momento, da quel gesto, formalmente piccolo, quasi insignificante, ha preso avvio una storia grandissima, che si è profondamente intessuta con la storia dell’umanità stessa: nasceva la Chiesa; nasceva dal sacrifico di Cristo, da suo volersi donare, dalle sue Parole e dai suoi Gesti…«amatevi, come Io vi ho amato»; «siate uniti come il Padre è unito a me», e ancora oggi cantiamo il giovedì Santo, nell’inno Ubi Caritas, (uso il testo popolare italiano, ma il testo latino ha una pregnanza ancora maggiore): «via le lotte maligne, via le liti, e regni in mezzo a noi Cristo Dio»… eppure quelle lotte maligne, senza andare ad evocare scismi e scomuniche medievali, si sono sempre intrecciate ai venti secoli di vita cristiana, dalle piccole gelosie più o meno pastorali, all’amore per il proprio campanile (pensa un po’, si parla proprio di campanili, e non, che so, di torri di guardia…); già Pietro e Paolo, nei primi anni di una Chiesa allora fanciulla, ebbero a discutere se i cristiani si dovessero sottoporre o meno alla Legge prima di abbracciare Cristo; allora almeno le discussioni avevano lo spessore teologico del confronto con la tradizione, dell’identificazione precisa della dirompente novità della nuova dottrina rispetto al mondo del tempo…che tristezza assistere a liti molto più futili, a bizantinismi (non me ne vogliano i fratelli Ortodossi) intorno agli esatti confini della rete del pollaio del sior curato, che rischia di andare a turbare i polli del curato vicino; ci si riduce sempre più come i capponi di Renzo, così intenti a beccarsi tra loro da ignorare, o obliare, la comune sorte gastronomica. Purtroppo non è più tempo di arrampicarci, di arroccarci sui nostri campanili; il mondo intorno a noi, dagli stessi fedeli che vivono all’ombra della sottana del curato, appena fuori dal recinto delle galline, fino ai lontani che più lontani non si può, hanno domande precise, e si attendono risposte precise: i vari «secondo me» diventano flebili bisbigli, quando lo stesso Cristo ci ha incaricati di annunciare la Verità (la sua, quella vera, non le nostre mezze verità) sui tetti…essere Chiesa vuol dire essere «insieme», avere il coraggio di scendere da quelli che possono essere i nostri piedistalli personali per avvicinarsi, discutere, magari anche litigare, ma giungere a portare l’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra (o almeno fino all’estremo confine della propria parrocchia, certi però che nella parrocchia limitrofa il messaggio sia lo stesso)…il compito sarebbe arduo, se non avessimo ricevuto la più grande delle rassicurazioni: «coraggio, Io sarò con voi, sempre».

    Del resto, se dopo 2000 anni di Chiesa ci sono ancora cristiani, vorrà pur dire qualcosa…

    Claudio


    foto: Pf

    Conoscevo Claudio da sempre. Almeno da quando avevamo 4 anni. Avevamo frequentato insieme l’asilo, le elementari e le medie. Abitavamo anche vicini, se qualcuno poteva dirsi vicino a me. Perlomeno nella stessa via. Di lui ricordo il sorriso, sebbene la vita non fosse stata facile per lui. Da vent’anni era in dialisi, per colpa di una caduta fatta da bambino. Una situazione che aveva limitato molto la sua voglia di fare, ma non la sua voglia di vivere, di sorridere. Quando era in seconda media c’era stata l’illusione di un trapianto. rigettato dopo una settimana. Eppure Claudio non aveva smesso di sorridere. Poi, quando ci si mette, la vita sa essere terribilmente complicata. Così a Claudio è successo anche di prendere strade sbagliate, di “perdersi”, di fare fatica. Ma non per questo ha smesso di sorridere. e ha sempre avuto la forza di continuare. Anche quando suo padre è venuto a mancare, un mese prima del mio. Poi sembrava che le cose andassero meglio, sembrava ci fosse un donatore. Era in ospedale per fare gli accertamenti del caso, che sembravano promettere bene. Ma probabilmente il suo cuore non era pronto per un’emozione così grande. Così Claudio se n’è andato, sorridendo. Lasciando la mamma, Mariarosa , i Fratelli Giampaolo e Daniele, la cognata (moglie di Giampaolo) e le due nipotine. Capita tra amici che ci si avvicini e poi ci si allontani. Per un certo periodo Claudio è stato un mio carissimo amico. Poi ci eravamo allontananti. Ultimamente ci stavamo riavvicinando. Siamo vicini anche adesso.

    Claudio
    17-1-1978
    14-3-2007

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    Guardare, vedere, pensare, raccontare, condividere... Passi sparsi e barcollanti, danzati o strascicati, raccolti in un diario di viaggio in quel percorso che ci ostiniamo a chiamare vita. Riflessioni e provocazioni, spunti e deliri con cui non essere d'accordo, nel tentativo di suggerire un dialogo che, forse, è più facile da iniziare che da portare avanti. Ma, si sa "si comincia per finire e si finisce per cominciare" (G.Ungaretti)

     

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